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CURIOSITÀ 07 LUGLIO 2025

I fondi di caffè diventano il segreto del cemento del futuro

Pasquale Barillà

Pasquale Barillà

Editor e videomaker

Da diversi anni faccio parte del mondo della produzione video: ho iniziato creando un prodotto a 360 gradi per poi specializzarmi nel montaggio video da remoto. Le passioni per la musica e l’insegnamento giocano un ruolo chiave nella creazione dei miei contenuti e nella stesura dei miei articoli.

Ogni giorno beviamo milioni di caffè e buttiamo via tonnellate di fondi senza pensarci due volte. Eppure quei fondi potrebbero diventare una risorsa potentissima. Un gruppo di ricercatori ha trovato un modo per trasformarli in un materiale utile per l’edilizia. Non è un’idea futuristica: si parla di un cemento più resistente del 30%, ottenuto grazie ai fondi di caffè trattati con un processo a basso impatto chiamato pirolisi.

Parliamo di un’enorme quantità di rifiuti. Ogni anno nel mondo si producono più di 10 miliardi di chili di fondi di caffè. Tutto questo materiale finisce in discarica, marcisce, rilascia metano e anidride carbonica, peggiorando il problema del cambiamento climatico. Allo stesso tempo, il settore delle costruzioni continua a crescere, e con lui cresce la richiesta di materiali fondamentali come la sabbia. Non quella del deserto, ma quella prelevata da fiumi, spiagge, laghi. Una risorsa che sta diventando scarsa e che viene sfruttata in modo sempre più aggressivo, con danni ambientali seri.

Unire queste due criticità porta a una soluzione logica: prendere i fondi di caffè, trasformarli in qualcosa di stabile e usarli per sostituire una parte della sabbia nel cemento. Il risultato è un cemento sostenibile, più resistente, che riduce sia l’impatto dei rifiuti organici sia il consumo di risorse naturali.

Dai fondi di caffè al biochar: il trucco per rinforzare il cemento

I fondi di caffè non possono essere usati così come sono. Inserirli direttamente nel cemento indebolisce la struttura. Il motivo è semplice: rilasciano composti organici che alterano il processo di indurimento. Per evitare questo problema, i ricercatori hanno usato la pirolisi, cioè un processo termico che scalda i fondi a oltre 350 gradi in assenza di ossigeno. Questo trattamento trasforma il materiale in biochar, una polvere di carbone porosa e leggera che si lega bene alla matrice cementizia.

Lo studio pubblicato sul Journal of Cleaner Production ha analizzato in modo dettagliato questo processo. I ricercatori dell’RMIT University hanno identificato un tipo specifico di biochar, ottenuto a 350°C (chiamato 350CBC), come la variante più efficace. Questo materiale è stato utilizzato in sostituzione della sabbia fine in percentuali variabili, dal 5% al 20%. Il risultato migliore è stato registrato con una sostituzione del 15%, che ha prodotto un aumento della resistenza a compressione del 29,3%.

Secondo i dati dello studio, questo miglioramento deriva da tre fattori principali: la forte adesione del biochar alla matrice cementizia, la penetrazione del cemento nei pori del biochar e il rilascio graduale di acqua che contribuisce a una sorta di “cura interna” del materiale.

Quando invece si usa un biochar ottenuto a temperature più alte, come 500°C (500CBC), il materiale risulta troppo fragile. Questo causa lacerazioni all’interno del calcestruzzo e una netta diminuzione della resistenza. Il messaggio è chiaro: la temperatura del trattamento fa la differenza e va calibrata con precisione.

Una volta incorporato nella miscela, il biochar agisce come una rete interna, contribuendo a rinforzare il materiale. Non solo migliora la resistenza alla compressione, ma riduce anche il peso complessivo del cemento, rendendolo più maneggevole e adatto a diversi tipi di costruzione. Un vantaggio concreto in termini di logistica, trasporto e tempi di applicazione.

Oltre al miglioramento tecnico, c’è il beneficio ambientale: meno rifiuti organici in discarica, meno gas serra rilasciati, meno sabbia estratta da ambienti naturali già in difficoltà. Si parla di edilizia ecologica, concreta, che sfrutta materiali alternativi e guarda all’economia circolare come una necessità, non più una possibilità.

Materiali da costruzione nuovi: più resistenti, più sostenibili

Questa sperimentazione è solo l’inizio. I test finora si sono concentrati sulla resistenza alla compressione, ma ora il materiale verrà messo alla prova anche su altri fronti: resistenza all’acqua, cicli di gelo e disgelo, abrasione, durata nel tempo. È fondamentale capire come si comporta in condizioni reali, per poterlo usare su larga scala nel settore edile.

Nel frattempo il team di ricerca sta allargando il campo. L’obiettivo è creare biochar anche da altri rifiuti organici: scarti agricoli, legno, residui alimentari. Tutto ciò che oggi finisce nell’umido potrebbe diventare un ingrediente per costruire strade, edifici, infrastrutture. Questo approccio è in linea con i principi dell’edilizia sostenibile e risponde a una domanda precisa del mercato: materiali più green, meno costosi, con prestazioni uguali o superiori a quelli tradizionali.

Il vantaggio è duplice. Da un lato si riduce la pressione sull’ambiente, sia in termini di emissioni sia di consumo di risorse naturali. Dall’altro si crea un nuovo modo di vedere i rifiuti: non come scarti, ma come risorse potenziali. È un cambio di mentalità che, se adottato su larga scala, potrebbe rivoluzionare l’intero comparto delle costruzioni.

Anche dal punto di vista economico la cosa ha senso. La pirolisi richiede poca energia rispetto ad altri trattamenti industriali, e i materiali di partenza sono praticamente gratis. I fondi di caffè si trovano ovunque, in quantità enormi. Ogni bar, ristorante, ufficio ne produce in continuazione. Con la giusta filiera, si potrebbe raccoglierli e convertirli in biochar in modo rapido, efficiente e sostenibile. Una soluzione semplice, replicabile e decisamente concreta.

I fondi di caffè diventano il segreto del cemento del futuro
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