In origine, all’anagrafe è Antonio Rossi, è nato il 27 febbraio 1968 a Narni, in provincia di Terni. Apparentemente un uomo qualsiasi, in realtà Luigi Chiatti si dimostra una delle figure più cruente e discusse della cronaca nera italiana, non a caso è noto come il “Mostro di Foligno”. Sin dall’infanzia vive esperienze che lo segnano e che contribuiscono a delineare una psiche disturbata e pericolosa.
Le difficoltà iniziano dai primi anni di vita, quando trascorre i primi anni in un orfanotrofio prima di essere adottato a circa sei-sette anni dal medico Ermanno Chiatti e da Giacoma Ponti, residenti a Foligno. Con l’adozione, il suo nome cambiò ufficialmente in Luigi Chiatti il 13 giugno 1975. Abbandono, isolamento e difficoltà relazionali fanno da cornice ad azioni decisamente macabre e cruente: “Non esco la sera, non ho ragazze, non vado a ballare… vivo prevalentemente in solitudine”, dichiarò lui stesso in un interrogatorio.
Cosa ha fatto di Luigi Chiatti il mostro di Foligno
Luigi Chiatti si trasforma nel mostro di Foligno a partire dal 4 ottobre 1992, quando il piccolo Simone Allegretti, quattro anni, scompare tra Foligno e Bevagna. Il corpo viene ritrovato due giorni dopo in una scarpata, senza vita.
Dieci mesi dopo, il 7 agosto 1993, un altro delitto: il 13enne Lorenzo Paolucci viene trovato morto nei pressi di Casale, frazione di Foligno. In breve le indagini portano all’arresto di Chiatti, che confessa entrambi gli omicidi.
Durante le indagini, emerge il ‘gioco’ del serial killer con i media: nei pressi della stazione di Foligno vengono depositati messaggi firmati “il Mostro”, nei quali l’assassino preannuncia gli attacchi, mette in guardia gli inquirenti e dà indicazioni sul luogo del ritrovamento del corpo della prima vittima.
Il processo e la condanna di Luigi Chiatti
Nel dicembre 1994 la corte d’Assise di Perugia condanna Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, a due ergastoli. Tuttavia, nell’appello dell’11 aprile 1996 gli viene riconosciuta la seminfermità mentale e la pena viene commutata in 30 anni di reclusione. La sentenza è resa definitiva dalla Cassazione il 4 marzo 1997.
Nel corso della detenzione, il tribunale di sorveglianza di Firenze lo dichiara “socialmente pericoloso” e si rende necessario il trasferimento dallo stabilimento carcerario a una struttura dedicata alle misure di sicurezza.
Il 3 settembre 2015, Luigi Chiatti finisce di formalmente di scontare la pena detentiva, ma viene subito collocato in una REMS di Capoterra, una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza in provincia di Cagliari, in Sardegna. Si tiene conto della sua pericolosità sociale ancora in essere. Nel 2018 arriva l’ennesima conferma e viene prolungata la custodia nella struttura.
Perché Luigi Chiatti è socialmente pericoloso
Gli studi criminologici sul caso evidenziano che Luigi Chiatti presenta una personalità fortemente disturbata: isolamento affettivo, pedofilia, fantasie violente e un meccanismo che alcuni esperti definiscono “game playing”: cioè il desiderio di sfidare la polizia e di ottenere attenzione mediatica.
La vicenda del mostro di Foligno scuote profondamente l’Umbria e l’intera Italia. Il modo in cui un giovane apparentemente normale, geometra disoccupato, sia in grado di commettere due omicidi così efferati colpisce l’opinione pubblica. Il soprannome sintetizza il terrore generato.
Nonostante gli anni trascorsi, il caso suscita ancora dibattiti non solo sulla criminalità, ma anche sul ruolo dell’adozione, dell’abbandono infantile, della salute mentale e delle misure di sicurezza nel sistema penale italiano. Luigi Chiatti rimane un esempio estremamente raro e allo stesso tempo allarmante di deviazione criminale: da bambino abbandonato a killer di bambini, con un’evoluzione che ha attraversato dolore, violenza, condanna e lunga sorveglianza. Oggi la sua storia offre spunti per riflettere su prevenzione, tutela dell’infanzia e giustizia sociale.






















