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CURIOSITÀ 04 FEBBRAIO 2026

Olimpiadi 2026, perché le stanze degli atleti sono “vuote”

Marta Ruggiero

Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videomaker

Giornalista, videomaker, copywriter e content creator. Mi occupo di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società. In passato ho lavorato in ambito televisivo. Osservo e racconto storie: penna e videocamera sono le mie fedeli compagne di viaggio.

Il villaggio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, che accoglierà gli atleti in gara ai Giochi a partire dal 6 febbraio, sta facendo discutere non tanto per la sua imponenza – con oltre 1.150 camere e circa 1.700 posti letto – quanto per un dettaglio particolare: molte stanze appaiono “vuote” e scarne perché non prevedono sedie né scrivanie. Questo elemento, insieme alla presenza di un dettaglio tutto italiano (il bidet nei bagni), ha scatenato reazioni social e commenti tra sportivi, giornalisti e osservatori internazionali che hanno fatto il giro del web.

La pattinatrice di velocità canadese, Ivanie Blondin, per esempio, ha pubblicato sul suo account Instagram un video girato nella sua camera, mostrando con sorpresa il bidet – un oggetto quotidiano in Italia, ma meno diffuso nei Paesi anglosassoni – commentandolo con un inequivocabile “ooh”. L’atleta è rimasta impressionata dalla sua presenza nelle stanze riservate agli sportivi e non ha perso l’occasione di farlo notare ai propri follower.

Parallelamente, alcuni contenuti diffusi online e ripresi anche dai media nostrani, descrivono camere dotate del minimo indispensabile: un letto, un armadio e un bagno privato con wc, doccia e bidet. Tuttavia molte sono prive di sedie, scrivanie o altri arredi. Questo ha dato adito a osservazioni sul fatto che gli spazi sembrano più adatti al riposo e alla funzione primaria di dormire piuttosto che ad attività come studio, lettura o interviste individuali. E, in effetti, è quello che ci si aspetta in un contesto olimpico.

Le ragioni funzionali dietro alle camere del Villaggio Olimpico

Dietro questa apparente essenzialità degli alloggi per le Olimpiadi invernali 2026 non c’è un errore progettuale o un risparmio improvvisato: è piuttosto parte di una scelta deliberata degli organizzatori e del progettista, con un occhio alla legacy post-olimpica. Il Villaggio delle Olimpiadi invernali 2026 non è concepito come un insieme di alloggi temporanei da smantellare subito dopo i Giochi, ma come parte di un progetto di rigenerazione urbana dell’area dello Scalo di Porta Romana a Milano.

Le camere sono state lasciate volutamente spoglie in termini di arredi non essenziali per facilitare la loro futura conversione in studentato e housing sociale una volta terminate le competizioni. Ecco spiegato perché hanno il bidet nei bagni, ma non scrivanie e sedie. Inserirle ora, con arredi definitivi, avrebbe complicato la trasformazione delle stanze in residenza per studenti e giovani lavoratori.

Un progetto che guarda al futuro di Milano

Una volta conclusi gli eventi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026, le camere saranno completate con gli arredi definitivi come parte di un complesso che si estenderà per 60mila metri quadrati e comprenderà anche spazi comuni, aree studio, zone coworking, palestre e servizi per gli occupanti permanenti.

Il contrasto tra l’attenzione all’esperienza immediata degli atleti – riflessa anche nella presenza di cucine comuni, mense, aree relax e servizi dedicati alla performance sportiva – e l’essenzialità degli spazi privati ha stimolato riflessioni sul senso di questi alloggi: da un lato, camere essenziali e funzionali; dall’altro, un progetto urbanistico più ampio e sostenibile. In altri termini, ciò che appare come uno strano paradosso – camere senza sedie e scrivanie ma con bidet ben presenti – è in realtà il frutto di una logica progettuale articolata che guarda al presente dei Giochi e al futuro del capoluogo lombardo.

Olimpiadi 2026, perché le stanze degli atleti sono “vuote”
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