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CURIOSITÀ 23 LUGLIO 2025

Overtourism, quando il sovraffollamento turistico diventa allarme

Christian Casale

Christian Casale

Giornalista e videomaker

Conduttore e giornalista con lunga esperienza in radio e televisione in ambito nazionale. Per professione e passione mi occupo di videomaking, con una particolare propensione alla post produzione. Amo la divulgazione e lo sport.

Nel 2017, il sindaco di Dubrovnik in Croazia lanciava un allarme: la sua città era diventata “un set cinematografico abitato da turisti”. E non era il solo a chiedere aiuto contro il sovraffollamento turistico, noto col nome di overtourism.

Da quel momento quella parola anglofona ha iniziato a farsi strada nei dibattiti pubblici e nelle agende politiche di mezzo mondo, indicando un fenomeno sempre più evidente e sotto gli occhi di tutti. Scopriamo cosa significa davvero e dove si manifesta in modo più invasivo, creando un vero e proprio allarme.

L’overtourism è un problema globale

L’overtourism è una condizione in cui l’afflusso di visitatori in una determinata area supera la capacità sostenibile del luogo stesso. Non si tratta solo di freddi numeri, ma di un impatto diretto e spesso negativo sull’ambiente, sulle comunità locali, sull’economia urbana e sul patrimonio culturale.

Il termine non ha una definizione scientifica univoca, ma la sua presenza è facilmente percepibile. Basta essere un minimo avvezzi ai viaggi o vivere in qualche città d’arte per notare frequentemente lunghe file, quartieri trasformati in dormitori per affitti brevi, aumento del costo della vita per i residenti, perdita di identità culturale e, in alcuni casi, anche danni irreversibili a siti naturali o storici.

A livello globale, il fenomeno si è intensificato con l’avvento del nuovo millennio, grazie a fattori come l’accessibilità dei voli low cost, la crescita delle crociere e l’esplosione delle piattaforme digitali per la prenotazione di alloggi. L’effetto combinato ha trasformato alcune località in luoghi ingestibili, se non addirittura invivibili.

Città come Barcellona, Amsterdam, Bangkok, Reykjavík o Kyoto hanno adottato misure di contenimento, a volte drastiche. Dall’aumento della tassa di soggiorno fino all’introduzione di varchi d’ingresso, passando per campagne ufficiali che scoraggiano certi comportamenti turistici, i governi locali si trovano spesso costretti a mediare tra i benefici economici del turismo e la qualità della vita dei cittadini.

Italia: i luoghi più colpiti dal turismo sfrenato

In Italia, il problema è particolarmente sentito per via della concentrazione di attrazioni in centri storici di piccole o medie dimensioni. Dopotutto, si stima che l’Italia possieda circa il 60% del patrimonio artistico e culturale mondiale. Dati alla mano, è naturale che il nostro Paese sia una delle mete preferite dei turisti di tutto il pianeta.

Venezia è il caso emblematico: il centro città è passato da oltre 170.000 abitanti negli anni ’50 a meno di 50.000 odierni, mentre i visitatori superano i 30 milioni l’anno. Dal 2024, la città ha introdotto un biglietto d’ingresso da 5 euro per i turisti giornalieri, una misura che ha fatto molto discutere, ma che è stata giudicata necessaria per arginare la problematica.

Anche Firenze si trova a metà tra un centro storico che è -a tutti gli effetti- un museo a cielo aperto e dove i negozi tradizionali lasciano spazio a fast food internazionali e B&B. Le proteste dei residenti contro l’espansione di società che permettono affitti brevi per i turisti sono sempre più frequenti.

Roma è una città molto più grande rispetto alle altre, eppure il carico turistico si concentra in poche zone: Colosseo, Fontana di Trevi e San Pietro. Il sovraffollamento mette a dura prova trasporti pubblici, raccolta rifiuti e manutenzione.

Altro esempio è la Costiera Amalfitana, presa d’assalto ogni estate dai turisti. Le autorità si sono trovate costrette a limitare l’accesso alternato ai veicoli con targa pari o dispari. Anche le Cinque Terre sono sotto pressione: il Parco Nazionale valuta da anni la possibilità di contingentare gli ingressi ai sentieri più frequentati.

Nel frattempo, borghi e aree minori (come Matera o Polignano a Mare) si trovano a gestire un turismo improvviso e talvolta ingestibile, che mette a rischio la vivibilità degli abitanti.

La soluzione nel turismo sostenibile

L’overtourism pone una sfida culturale centrale: come coniugare l’ospitalità con la sostenibilità. Le risposte sono complesse e richiedono l’impegno congiunto di istituzioni, operatori turistici e viaggiatori. Alcune città stanno puntando sulla diversificazione dei flussi, incentivando il turismo stagionale o lo slow tourism. Il turismo lento è una forma di viaggio che privilegia la lentezza e l’esperienza autentica dei luoghi, valorizzando il contatto con la cultura locale, la natura e le tradizioni, spesso al di fuori dei circuiti turistici di massa, come l’isola di Albarella, piccola oasi nel parco del Delta del Po, in provincia di Rovigo.

C’è chi invoca una nuova educazione al viaggio, meno orientata al consumo veloce dei luoghi e più attenta al rispetto dei contesti. Perché in fondo, ogni città, ogni costa e ogni borgo non sono solo destinazioni da fotografare, ma luoghi vissuti da chi li abita tutto l’anno, a cui tutto dovremmo rispetto.

Overtourism, quando il sovraffollamento turistico diventa allarme
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