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CURIOSITÀ 09 GENNAIO 2026

Hanno scoperto un asteroide rotante da record: cosa sappiamo

Matteo Polimeni

Matteo Polimeni

Editor e videomaker

Editor e videomaker con l’anima da storyteller. Mi muovo tra design, arte e architettura, giocando con la comunicazione.

Quando un nuovo oggetto cosmico entra nel catalogo degli astronomi, spesso lo fa in punta di piedi. Non è questo il caso di 2025 MN45, un asteroide che ha attirato immediatamente l’attenzione della comunità scientifica grazie a un primato davvero fuori dal comune: una velocità di rotazione che nessun altro corpo delle sue dimensioni aveva mai mostrato prima. La scoperta arriva direttamente dal Vera C. Rubin Observatory, uno dei progetti più ambiziosi della moderna astronomia.

2025 MN45 è l’asteroide rotante dei record: la scoperta

La storia parte da appena sette notti di osservazioni preliminari, eppure tanto è bastato al Rubin Observatory per individuare un oggetto capace di riscrivere le statistiche sugli asteroidi. Il protagonista è 2025 MN45, un blocco di roccia dal diametro stimato di circa 710 metri, più alto della maggior parte dei grattacieli terrestri.

Se già le dimensioni non bastassero è la sua velocità di rotazione a stupire: completa un giro su se stesso in soli 113 secondi. In altre parole, è l’asteroide più grande mai osservato con una velocità di rotazione estrema. Gli asteroidi di queste dimensioni, infatti, tendono a essere “rubble pile”, ovvero ammassi di detriti tenuti insieme dalla forza di gravità. Corpi del genere non potrebbero sopravvivere a una rotazione così rapida poiché finirebbero frantumati.

Per questo motivo gli scienziati ritengono che 2025 MN45 abbia una struttura insolitamente solida, simile alla roccia compatta, con una coesione molto alta.

Il fatto che un corpo del genere si trovi nella fascia principale tra Marte e Giove rende il tutto ancora più interessante: in quella regione, gli asteroidi così grandi impiegano normalmente almeno due ore per compiere una rotazione senza disintegrarsi. MN45 potrebbe essere il frammento di un corpo più grande spaccato da un impatto, oppure un oggetto che nel corso di miliardi di anni ha accumulato una resistenza fuori dal comune.

Nel primo dataset del Rubin Observatory compaiono oltre 1.900 asteroidi mai visti prima, tra cui 16 “super-fast rotators” e altri due “ultra-fast” con rotazioni inferiori ai due minuti. Un risultato eccezionale, considerando che il grande sondaggio decennale non è nemmeno ufficialmente iniziato.

L’osservatorio Vera C. Rubin: tra i più avanzati di sempre

Se 2025 MN45 è la star della notizia, il vero protagonista silenzioso è il Vera C. Rubin Observatory, uno dei progetti astronomici più ambiziosi degli ultimi decenni. Situato sul Cerro Pachón, nel nord del Cile, a quasi 2.700 metri di quota, è stato concepito per osservare il cielo come nessun altro telescopio al mondo.

Il cuore della struttura è il Simonyi Survey Telescope, un telescopio da 8,4 metri dotato di un sistema ottico a tre specchi che consente di catturare un campo visivo incredibilmente ampio: 3,5 gradi per ogni scatto, pari a circa 45 volte l’area della Luna piena. A questo si affianca la meraviglia della tecnologia: la LSST Camera, con i suoi 3.200 megapixel, è la più grande fotocamera digitale mai costruita. Ogni immagine acquisita può generare fino a 15 terabyte di dati grezzi, con un nuovo scatto ogni 15 secondi. Numeri che spiegano come sia possibile individuare un asteroide quasi senza sforzo.

La missione principale dell’osservatorio è il Legacy Survey of Space and Time (LSST), un gigantesco progetto di monitoraggio del cielo che durerà 10 anni.

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