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CURIOSITÀ 15 DICEMBRE 2025

La spia russa Olga Kolobova smascherata dal gatto il caso

Marta Ruggiero

Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videomaker

Giornalista, videomaker, copywriter e content creator. Mi occupo di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società. In passato ho lavorato in ambito televisivo. Osservo e racconto storie: penna e videocamera sono le mie fedeli compagne di viaggio.

In una delle più sorprendenti e inedite storie di spionaggio internazionale degli ultimi anni, una spia del Gru, i servizi segreti militari russi, è stata scoperta in Italia in un modo davvero insolito e inaspettato. Olga Kolobova non ha perso la propria copertura per via di spostamenti sospetti o documenti bancari, ma per qualcosa che non aveva considerato: il microchip del suo gatto. La vicenda, rivelata da un’inchiesta giornalistica internazionale e ripresa anche dai media stranieri, getta nuova luce sulle tecniche di infiltrazione e copertura di agenti stranieri nei Paesi occidentali.

Olga Kolobova e il suo ruolo all’interno della Nato

Olga Kolobova, questo è il vero nome della spia russa sotto copertura, scoperta a causa del suo gatto, ha trascorso circa dieci anni in Italia sotto copertura. Ha vissuto a Napoli, tessendo rapporti sociali con personale militare e diplomatico legato alla Nato. In città, infatti, si trova il Quartier Generale delle Forze Alleate dell’Allied Joint Force Command Naples e la sesta flotta della Marina statunitense: centri nevralgici delle operazioni militari occidentali nel Mediterraneo.

Per la maggior parte di quel periodo, Kolobova ha usato un’identità falsa: quella di Maria Adela Kuhfeldt Rivera, dichiarandosi una designer di gioielli di origine peruviana e recitando il ruolo di persona nota nella scena mondana locale. Con questa copertura, è riuscita a intrecciare relazioni anche con alti ufficiali e personalità vicine alla Nato, tanto che la stampa internazionale ha parlato di numerosi “contatti influenti” e di rapporti stretti con i loro familiari.

Identità e bugie di una spia russa

Secondo le indagini, l’identità è stata costruita con documenti e narrazioni non coerenti che hanno cominciato a far nascere i primi sospetti su colei che poi si è rivelata Olga Kolobova. Un presunto certificato di battesimo del Sud America, risalente a una parrocchia che non esisteva all’epoca e dichiarata nei documenti, è sembrato poco realistico.

In Italia, la designer peruviana partecipava a eventi culturali, sociali e di beneficenza, faceva parte di club e associazioni influenti – come il Lions Club di Napoli – e la sua attività commerciale di gioielli era spesso al centro di incontri mondani. Proprio grazie a questa facciata, Kolobova ha potuto entrare in contatto con numerosi ufficiali Nato, scambiando chiacchiere da cocktail e reperendo informazioni che, se anche non apertamente militari, avrebbero potuto essere utili a orientare futuri tentativi di reclutamento o raccolta dati.

Il microchip del gatto che ha fatto saltare la copertura

La vera svolta nell’identificazione non è arrivata grazie a indagini convenzionali, ma al suo gatto. Il felino, regolarmente registrato con un microchip per viaggiare e accedere a servizi veterinari, è stato tracciato fino al database di provenienza, consentendo agli investigatori di collegare finalmente Maria Adela a Olga Kolobova, cittadina russa.

Questa sorprendente pista ha permesso di svelare l’inganno costruito per anni e di collegare la donna ai servizi segreti militari russi. La scoperta è stata facilitata anche dalla collaborazione di investigatori che hanno analizzato database pubblici, metadati telefonici e piccole incongruenze nei documenti presentati dalla spia.

Addestramento, obiettivi e capacità operative di Olga Kolobova

Olga Kolobova, secondo le indagini, non era una semplice spia, ma una sleeper agent: un agente dormiente inviato per un lungo periodo con l’obiettivo di infiltrarsi nei tessuti sociali e ottenere informazioni sensibili. Le tecniche utilizzate – copertura, plurilinguismo, charme e relazioni sociali strette – rivelano un modus operandi sofisticato che ha permesso alla donna di operare indisturbata per anni.

Alcune testimonianze raccolte da amici e frequentatori descrivono Maria Adela come una persona affascinante e apparentemente autentica, tanto da stringere legami personali con ufficiali Nato e attirare l’attenzione di chi la conosceva. Il suo stile di vita “caotico” e la capacità di raccontare storie affascinanti hanno contribuito a rendere la sua copertura ancora più credibile.

Nel 2018, improvvisamente, lasciò l’Italia con un biglietto di sola andata per Mosca. All’epoca, aveva anche pubblicato messaggi sui social in cui parlava di problemi di salute, ma le investigazioni successive hanno indicato che si trattava di una finzione per giustificare la sua partenza. Da allora, Kolobova non è più tornata in Italia e non si sa se sia ancora attiva per il Gru o quale ruolo ricopra all’interno dell’intelligence russa.

La spia russa Olga Kolobova smascherata dal gatto il caso
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