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CURIOSITÀ 04 FEBBRAIO 2026

Tempesta solare del 5 febbraio, perché è "più forte del previsto"

Marta Ruggiero

Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videomaker

Giornalista, videomaker, copywriter e content creator. Mi occupo di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società. In passato ho lavorato in ambito televisivo. Osservo e racconto storie: penna e videocamera sono le mie fedeli compagne di viaggio.

L’attività del Sole ha raggiunto livelli raramente visti nel corso dell’attuale ciclo. Gli scienziati hanno assistito a una serie di brillamenti caratterizzati da una grande energia e diversi eventi sono stati di classe X. Per questo motivo, gli esperti di meteorologia spaziale stanno studiando le possibili implicazioni per la Terra della tempesta solare prevista il 5 febbraio 2026.

Il fenomeno che ha scatenato l’allerta è la gigantesca macchia solare denominata AR 4366, una regione attiva magneticamente complessa in rapido sviluppo sulla superficie solare. Dal 1° febbraio, infatti, ha prodotto una serie di brillamenti, tra cui spicca un potentissimo evento X8.1.

Una macchia solare eccezionale: AR 4366 non è come le altre

I brillamenti di classe X sono i più forti possibili, in grado di rilasciare enormi quantità di energia e spesso sono associati a espulsioni di massa coronale. Si tratta di enormi bolle di plasma cariche elettricamente che vengono proiettate nello Spazio. Quando una CME si dirige verso la Terra, può perturbare il campo magnetico causando una tempesta solare geomagnetica, come quella che si attende per il 5 febbraio 2026.

Secondo i modelli di previsione del NOAA Space Weather Prediction Center (SWPC), una CME originata proprio dall’eruzione X8.1 del 1° febbraio dovrebbe arrivare nella parte esterna della magnetosfera e produrre una tempesta geomagnetica di classe G1, definita “minore”.

Questi eventi sono considerati di entità contenuta dal punto di vista degli effetti tecnologici, ma possono comunque causare lievi fluttuazioni nelle reti elettriche, disturbare i sistemi satellitari sensibili e – elemento più facilmente percepibile – provocare delle aurore boreali visibili a latitudini più basse del solito.

Tuttavia, e qui sta il motivo della preoccupazione degli esperti, la natura particolarmente energica della della tempesta in arrivo aumenta l’incertezza delle previsioni. Anche un impatto non frontale da parte di una CME così potente può creare non pochi problemi.

Tempesta solare del 5 febbraio: la previsione potrebbe sottovalutare l’impatto

Il cuore del motivo per cui si rischia più del previsto è legato a diversi fattori scientifici ben noti agli esperti di meteorologia spaziale. Prima di tutto, bisogna considerare la complessità magnetica della regione solare. AR 4366 è una regione solare con una configurazione molto complessa (beta-gamma-delta), capace di produrre più eventi di classe X in rapida successione. Questo favorisce la generazione di CME multiple o di un singolo evento di grande energia difficilmente prevedibile nelle sue implicazioni a distanza.

Inoltre, le bolle di plasma lanciate dal Sole non si comportano come proiettili rigidi. Velocità, densità e orientamento magnetico possono variare, alterando significativamente l’impatto sul campo magnetico terrestre. Anche un colpo laterale può comprimere la magnetosfera e innescare effetti più intensi delle previsioni puntuali. Il monitoraggio metereologico mostra valori del flusso solare e indici geomagnetici in rapido cambiamento, rendendo essenziale un controllo continuo fino all’arrivo del materiale solare.

Allo stato attuale delle previsioni, la tempesta geomagnetica dovrebbe essere di intensità contenuta, potrebbero verificarsi deboli disturbi ai satelliti e alle comunicazioni radio. Le aurore boreali potrebbero essere visibili a latitudini più basse, soprattutto nell’emisfero settentrionale e un peggioramento dell’intensità rimane possibile fino alle ore precedenti l’impatto, a causa dell’elevata energia associata alla tempesta solare.

In conclusione, la situazione del 5 febbraio è un esempio concreto di come una previsione apparentemente moderata possa, in condizioni solari particolarmente attive e complesse, riservare sorprese e richiedere un monitoraggio scientifico continuo e accurato.

Tempesta solare del 5 febbraio, perché è "più forte del previsto"
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