I raggiri sono sempre più complessi, insidiosi e difficili da individuare. La truffa del fotovoltaico non fa eccezioni. Si tratta di uno schema finanziario che viene spacciato per investimento in impianti rinnovabili – fotovoltaici o eolici – ma che, in realtà, ha tutte le caratteristiche classiche di un sistema piramidale fraudolento da milioni di euro.
Come funziona la truffa del fotovoltaico
Il meccanismo della truffa del fotovoltaico è relativamente semplice, ma estremamente efficace perché sfrutta sia la sensibilità verso le sorti dell’ambiente che la promessa di rendimenti elevati, spesso troppo belli per essere veri. Ecco come viene messa in atto.
Un soggetto o una società propone a un gruppo di piccoli investitori l’acquisto di quote di impianti fotovoltaici o eolici, oppure una partecipazione in progetti di energia pulita – con la promessa di guadagni mensili o trimestrali elevati e fissi. Nell’offerta viene presentato tutto in termini etici, sostenibili e partecipativi. Si promette la “proprietà di un impianto” e “investimenti nelle rinnovabili che aiutano il pianeta”, così da attrarre anche chi ha a cuore il futuro del pianeta.
La natura piramidale del sistema emerge quando si scopre che tali rendimenti non derivano da un’effettiva produzione di energia, o comunque non è sufficiente a giustificarli, ma sono pagati dai soldi dei nuovi partecipanti. In sostanza, gli investitori anziani ricevono la remunerazione promessa grazie ai versamenti di quelli più recenti. Il tutto costa ingenti somme, vincola i contributi per anni e presenta rendimenti che appaiono spropositati rispetto al rischio o al business reale.
Quando lo schema collassa — per mancanza di nuovi ingressi, oppure perché le autorità intervengono — molti investitori scoprono che l’impianto promesso non esiste, è mal funzionante o non è associato a nessuna concreta attività produttiva. In quel momento la favola della partecipazione alle rinnovabili si trasforma in un fallimento, con la perdita del capitale investito.
Come ci si può difendere dalla truffa
Per proteggersi dalla truffa del fotovoltaico è fondamentale tenere presente alcuni segnali d’allarme e usare prudenza durante qualsiasi proposta di investimento “troppo bella per essere vera”. Non bisogna credere a:
- promesse di rendimenti elevati fissi e regolari, soprattutto se non viene spiegato da dove provengono;
- modelli che richiedono il reclutamento di nuovi investitori, che sono alla base delle strutture piramidali;
- durate lunghe e vincoli poco trasparenti;
- assenza di dati chiari sull’impianto e/o l’attività che sta alla base.
- Prima di accettare, è bene verificare dove si trova l’impianto, chi lo ha realizzato, quali sono i dati di produzione, che tipo di contabilità viene presentata. Se queste informazioni mancano, è meglio diffidare.
Inoltre, gli esperti consigliano di controllare che la società promotrice sia regolarmente costituita, che abbia bilanci pubblici, che non sia solo un sito web dall’aspetto professionale ma privo di garanzie documentali. Si devono verificare anche le registrazioni, le sedi e gli indirizzi fisici.
Prima di investire, poi, soprattutto se non si è esperti del settore, è bene consultare un professionista indipendente – un commercialista, un avvocato e un consulente finanziario – che possa leggere i contratti, valutare i rischi e aiutare a distinguere tra una proposta legittima e una potenziale truffa.
Questa truffa si basa sul classico schema Ponzi, mascherato da investimento nelle energie rinnovabili. Un’offerta allettante che unisce l’idea del bene comune, le rinnovabili, a un ritorno finanziario garantito, ma che poggia su fondamenta fragili. Quando il castello di carte crolla, gli ultimi entrati rischiano di perdere tutto.
La chiave è la consapevolezza: gli investimenti sostenibili esistono davvero, ma non possono cancellare i rischi e non devono promettere la luna. Con un po’ di attenzione, con la verifica delle informazioni e l’aiuto di professionisti, è possibile evitare di farsi coinvolgere in frodi che speculano sul desiderio di fare del bene e guadagnare insieme.





















