Suzuki Jimny, l’esclusiva versione all black per scatenare l’adrenalina

Se già prima appariva grintosa risoluta, la Suzuki Jimny compie il salto di qualità, in tinta nera dopo le modifiche del tuner nipponico Wald International

Foto di Manuel Magarini

Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

La Suzuki Jimny ha ottenuto grande successo grazie al suo look simpatico, quasi come un giocattolo gigante. Sì, lo sappiamo: qualcuno finirà col mettersi le mani tra i capelli, ma lo diciamo in senso affettuoso. In favore della nipponica parla, d’altronde, il vasto successo conseguito nella prolungata presenza in commercio. A maggior ragione oggi, dato quanto l’industria sia satura di proposte e di buon appeal, conservare dei fan significa avere fatto qualcosa di speciale. Magari nessuna innovazione epocale contraddistingue la briosa produzione dagli “occhi a mandorla”, in compenso l’approccio pragmatico le vale le simpatie generali.

Ode alla semplicità

La caratteristica principale va individuata nella semplicità estrema, in grado di renderla un mezzo amato e con tutti i crismi necessari a scrivere la storia. Il fuoristrada giapponese di “taglia small” nasconde in realtà diverse altre peculiarità, nel tempo colte e apprezzate dai numerosi clienti, decisi ad acquistarlo. Oggi assistiamo ad una rilettura davvero profonda del Suzuki Jimny, la trasformazione da un mezzo semplice ad un fuoristrada dal look aggressivo, capace di affrontare ogni percorso “mordendo” il terreno, quasi in maniera diabolica.

Sono riusciti a rafforzarne il fascino i ragazzi di Wald International, azienda del Sol Levante. Prima ne ha studiato l’essenza, dopodiché ha dato il via a un insieme di interventi e il risultato finale lo ha chiamato Black Bison. La compatta dall’attitudine off-road ha ricevuto modifiche significative, quasi da non sembrare più nemmeno quel mega giocattolone tanto osannato. Il tuner giapponese, come è solito fare su una miriade di modelli rivisti, ha scelto la tonalità nera come caratteristica principale per la rispettiva creazione. E l’esito delle ore in officina pare accattivante. Ok, magari in sobrietà ci sarebbero dei ritocchi da attuare. Ma, a dire il vero, siamo davvero sicuri che ci volesse?

Si inizia con la Sierra

La base su cui ha voluto lavorare il team di professionisti, dei conclamati eccellenza nella rivisitazione di esemplari a quattro ruote, è la Sierra (menzionata nella classifica delle auto più affidabili del 2024), una versione del Suzuki Jimny venduta su scala mondiale. Per quanto riguarda le unicità evidenti e volte a fare la differenza, possiamo indicare di certo due elementi a LED presenti sul paraurti anteriore. Ognuno dei due è composto da quattro punti.

La griglia è concepita ex-novo e il cofano vanta due prese d’aria dall’aspetto quasi “minaccioso”, a incattivirne le linee. Nuovissimi lo sono pure i paraurti, espressione di virilità e di una sana “cattiveria agonistica”, avvolgenti il modello della gamma Suzuki in tutto il suo perimetro, andando quindi ad unire la parte anteriore con quella posteriore. Per chi lo desidera c’è poi uno spoiler posteriore, un elemento di mero sapore estetico, giacché deportanza su un veicolo del genere non dovrebbe essere affatto un problema.

In termini di meccanica il Jimny Black Bison è simile alla soluzione “originale”; monta, infatti, un quattro cilindri da 1.5 litri. Altri ritocchi palesi sono stati apportati allo scarico. Visto il peso e l’aerodinamica più impegnativa del progetto, è da escludere (salvo sorprese) l’inserimento dell’edizione nel listino ufficiale.