Riparare auto elettrica è il 30% più costoso di una termica

Riparare un'auto elettrica è in media più costoso tra il 30 e il 35% di una termica: un ostacolo non indifferente per la diffusione delle vetture green

Foto di Manuel Magarini

Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

Resistere al cambiamento è quanto di più deleterio ci possa essere per un’azienda. Se ne sono accorti anche i giganti delle quattro ruote, che da qualche tempo a questa parte hanno iniziato a investire in maniera pesante sulle auto elettriche. Tuttavia, un po’ di ritrosia permane, data la difficoltà a conquistare il pubblico generalista. Parecchi i motivi della ritrosia, a cominciare dai prezzi di listino. Che pesano parecchio soprattutto in quei Paesi dove il reddito è stagnante verso il basso, tipo l’Italia. A conferma di ciò, gli ecobonus 2024 sono andati esauriti in tempo zero riguardo alle BEV. Oltre alla soglia d’accesso, mantenere una vettura alla spina implica un dispendio economico significativo. In confronto agli esemplari a combustione interna, il costo medio di riparazione è molto superiore, nell’ordine del 30 o persino del 35% in più. Lo ha confermato in uno studio la German Insurance Association, l’associazione rappresentativa delle compagnie assicurative private in Germania.

Ampio margine

“I costi di riparazione delle auto elettriche sono molto più alti. In media sono dal 30 al 35% più alti rispetto a quelli delle auto comparabili con motore a combustione”, ha affermato Jörg Asmussen, amministratore delegato della GDV, riferendosi a uno studio interno -. Di fronte alla sfida ecologica del cambiamento climatico, il fatto che in futuro la nostra società non utilizzerà più combustibili fossili per alimentare i nostri veicoli è e rimane l’unica via da seguire. Noi assicuratori vogliamo accompagnare questo cambiamento e svolgere un ruolo positivo nel dargli forma, motivo per cui segnaliamo tempestivamente questo sviluppo”.

Il grosso scoglio rischia di rallentare la diffusione delle auto elettriche, nonostante gli sforzi della politica internazionale. Sebbene la premier Giorgia Meloni contesti il bando delle macchine benzina e diesel dal 2035 in poi (“una follia ideologica”), l’Unione Europea porta avanti la crociata contro i sistemi tradizionali. Ridurre gli oneri accessori aiuterebbe a richiamare le famiglie comuni, ma non è un compito facile, viste le loro caratteristiche tecniche.

Le cause

“Le auto elettriche, appena entrano in una carrozzeria – spiega Federcarrozzieri devono essere messe in sicurezza, e per fare questo occorre vi sia almeno un addetto abilitato con patentino Pes-Pav, procedura che inevitabilmente comporta spese maggiori per gli operatori e quindi per gli automobilisti. Poi c’è l’elettronica particolare che caratterizza tali vetture e che determina attività più lunghe (e costose) per smontaggio, rimontaggio, sostituzione, programmazione, ricalibrazione, ecc. Basti pesare che per alcune auto elettriche di nuova generazione si registra un 60% di elettronica in più rispetto alle vetture tradizionali”.

“Le carrozzerie – spiega il presidente di Federcarrozzieri, Davide Galli – devono quindi evolversi e aggiornarsi continuamente per far fronte al cambiamento del mercato, ricorrendo a personale sempre più specializzato e a strumentazione sempre più complessa, con un incremento non indifferente dei costi a loro carico che determina, di conseguenza, un aumento esponenziale dei costi di riparazione delle autovetture. Chiediamo al governo di intervenire per tutelare la categoria degli autocarrozzieri, anche attraverso interventi mirati tesi a combattere illegalità, abusivismo, e attività improvvisate che, specie sulle auto elettriche, eseguono lavori ‘low cost’ non a regola d’arte che mettono a rischio la sicurezza stradale e l’incolumità degli automobilisti”.