Vi è mai capitato di vedere le fotografie di qualcuno dei vostri antenati, magari a casa dei nonni? Vi sarete sicuramente accorti che l’espressione dei loro visi non sembrava affatto felice… Perché nelle vecchie foto nessuno sorride? Per arrivare alle sensibili e velocissime fotocamere digitali che usiamo adesso, abbastanza piccole da essere integrate addirittura nello smartphone, ci sono voluti tantissimi esperimenti e quasi due secoli di storia: si considera infatti il 7 gennaio 1839 come data ufficiale dell’invenzione della fotografia. A quell’epoca, l’igiene orale era molto costosa e potevano permettersela solo le persone ricche: tutti gli altri, invece, potevano solo sognare la dentatura perfetta che noi oggi sfoggiamo con disinvoltura quando ci facciamo un selfie! Per questo motivo, si preferiva posare davanti ai fotografi con la bocca chiusa, per non mostrarsi magari sdentati e per “darsi un tono”, com’era tipico dei nobili quando si facevano ritrarre dai pittori. Il tempo che serviva per impressionare la pellicola, inoltre, poteva essere anche molto lungo e non conveniva restare immobili per diversi muniti, sforzando contemporaneamente i muscoli del viso per sorridere, rischiando poi di apparire con delle smorfie innaturali nel risultato finale, che si poteva vedere solo dopo aver sviluppato delle speciali lastre in camera oscura. Come se non bastasse, a cavallo tra il 1800 e il 1900, sorridere apertamente in pubblico era considerato segno di pazzia o ubriachezza, quindi era meglio non farlo neanche nelle foto. Oggi hai imparato perché nelle vecchie foto nessuno sorride!