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CURIOSITÀ 21 OTTOBRE 2026

Amelia Earhart, il mistero resta irrisolto: sfuma la nuova pista sul relitto

Le speranze di trovare una risposta a uno dei più celebri enigmi della storia dell’aviazione si sono nuovamente infrante. Una spedizione scientifica diretta nell’atollo di Nikumaroro, nel Pacifico, ha verificato che un oggetto individuato attraverso immagini satellitari e ritenuto da alcuni compatibile con il relitto dell’aereo di Amelia Earhart sarebbe in realtà un insieme di grandi alberi trascinati dalle correnti. La scoperta, o meglio la smentita, riporta al punto di partenza le ricerche sull’aviatrice americana scomparsa nel 1937 durante il tentativo di completare il giro del mondo. A quasi novant’anni dai fatti, le circostanze sulla sua sparizione continuano a dividere ricercatori e appassionati. E mentre una nuova pista si rivela infondata, resta aperta la domanda fondamentale: che cosa accadde davvero ad Amelia Earhart e al suo navigatore Fred Noonan?

Il caso Amelia Earhart

Amelia Earhart è stata una delle figure più importanti dell’aviazione del Novecento. Nata nel Kansas nel 1897, conquistò una fama internazionale grazie alle sue imprese in volo e al suo impegno per valorizzare il ruolo delle donne in un settore all’epoca dominato dagli uomini. Nel maggio 1932 divenne la prima donna a compiere una traversata atlantica in solitaria e senza scalo, un’impresa che la consacrò come pioniera dell’aviazione.

Il suo nome è però legato soprattutto alla scomparsa avvenuta il 2 luglio 1937. Earhart stava tentando di completare una circumnavigazione del pianeta insieme al navigatore Fred Noonan a bordo di un bimotore Lockheed Electra. Dopo aver percorso gran parte dell’itinerario, i due partirono dalla Nuova Guinea diretti verso l’isola di Howland, un piccolo territorio del Pacifico che avrebbe rappresentato una tappa fondamentale per il rifornimento. Non riuscirono mai a raggiungerla.

Le comunicazioni radio delle ultime ore indicarono difficoltà nell’individuazione dell’isola e problemi legati alla navigazione. Le ricerche organizzate dalle autorità statunitensi coinvolsero mezzi navali e aerei, ma non permisero di recuperare né l’equipaggio né il velivolo. Earhart e Noonan furono dichiarati dispersi e, da quel momento, la loro sorte alimentò un dibattito destinato a durare per generazioni.

L’ipotesi generalmente considerata più plausibile è che l’aereo abbia esaurito il carburante dopo non essere riuscito a individuare Howland, finendo nell’oceano. Esiste però un’altra teoria, nota come ipotesi del naufragio sull’isola, secondo cui i due aviatori sarebbero riusciti ad atterrare su una barriera corallina dell’atollo di Nikumaroro, allora conosciuto come Gardner Island. In questo scenario, Earhart e Noonan avrebbero tentato di sopravvivere come naufraghi prima di morire sull’isola.

Nel corso dei decenni, oggetti, testimonianze e presunti segnali radio hanno alimentato numerose ricostruzioni. Alcuni ritrovamenti sono stati interpretati come possibili indizi della presenza dei due aviatori, ma nessuno ha finora consentito di dimostrare in modo definitivo quale sia stato il loro destino. È proprio in questo contesto che si inserisce la recente spedizione, nata dalla speranza di individuare finalmente una traccia concreta del velivolo scomparso.

Il colpo di scena sul relitto

La nuova pista aveva attirato l’attenzione dei ricercatori nel 2020, quando alcune immagini satellitari avevano mostrato una particolare anomalia nella zona della penisola di Taraia, a Nikumaroro. La forma dell’oggetto, osservato in una laguna dell’atollo, aveva fatto ipotizzare che potesse trattarsi di una parte del Lockheed Electra. L’ipotesi era particolarmente interessante perché sembrava compatibile con la teoria secondo cui Earhart e Noonan avrebbero raggiunto l’isola dopo aver perso la rotta verso Howland.

Per verificare questa possibilità, un gruppo di ricercatori legati alla Purdue University e ad altri enti ha organizzato una spedizione sul posto. La missione ha dovuto affrontare un viaggio di diversi giorni via mare e ritardi causati dalle condizioni meteorologiche. Una volta raggiunta la zona, il team ha condotto indagini sul terreno per cercare di identificare la natura dei resti segnalati dalle immagini.

L’esito, tuttavia, è stato deludente per chi sperava in una svolta. Gran parte dei detriti visibili nelle immagini satellitari si era frammentata o era stata trascinata via dall’acqua. L’elemento rimasto più evidente aveva una forma simile a una Y, ma gli esami sul campo hanno portato i ricercatori a ritenere che si trattasse di materiale vegetale, probabilmente proveniente da grandi alberi trasportati dalle correnti. Anche la superficie riflettente che aveva contribuito a rendere interessante l’anomalia è stata ricondotta a una formazione naturale di sabbia corallina e carbonato di calcio.

La pista del presunto relitto perde così gran parte della sua forza. Non è stata trovata una prova che consenta di collegare l’oggetto all’aereo di Earhart e, di conseguenza, non è possibile considerare risolto il caso. La spedizione non ha però cancellato tutte le possibilità di approfondimento: alcuni materiali recuperati durante le indagini, tra cui un tubo d’acciaio, potranno essere sottoposti a ulteriori analisi per stabilirne l’origine e l’eventuale rilevanza.

I sostenitori dell’ipotesi di Nikumaroro continuano a considerare l’atollo un luogo meritevole di ulteriori ricerche. Tra gli elementi citati nel corso degli anni figurano alcuni reperti rinvenuti sull’isola e resti ossei analizzati nel 1940, la cui possibile compatibilità con le caratteristiche fisiche di Earhart è stata oggetto di discussione. Si tratta, tuttavia, di indizi controversi che non costituiscono una conferma definitiva della presenza dell’aviatrice.

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