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BUONO A SAPERSI 04 LUGLIO 2026

Prezzi diesel e benzina, scaduto taglio accise: cosa succede ora

Il Governo aveva deciso il taglio delle accise sui carburanti a causa dell’impennata dei costi per diesel e benzina dovuta alla situazione in Medio Oriente e, in particolare, al blocco dello Stretto di Hormuz. La misura scadeva il 3 luglio 2026 e, dopo questa data, l’esecutivo ha deciso i non proseguire con una proroga visto il calo generalizzato dei prezzi nelle ultime settimane. Ma cosa significa, nella pratica, il ritorno delle accise?

Cosa succede ai prezzi di diesel e benzina

Lo sconto previsto dall’ultimo decreto era di cinque centesimi al litro sia sul diesel che sulla benzina. A ciò si sommava l’Iva che quindi era applicata a un prezzo inferiore portando il taglio titale a circa sei centesimi.

Secondo le stime del Codacons, con il ritorno delle accise su diesel e benzina, fare il pieno costa agli automobilisti più o meno 3,05 euro in più. In particolare il prezzo medio del gasolio sale da subito a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro/litro in autostrada. La benzina sale in media a 1,86 euro al litro sulla rete ordinaria e a 1,95 euro al litro in autostrada.

“Attualmente – hanno ricordato i tecnici – il taglio delle accise su benzina e gasolio, considerata anche’Iva, vale 6,1 centesimi di euro al litro. Il decreto del governo del 5 giugno scorso prevedeva infatti che “a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa sono rideterminate nelle seguenti misure: benzina, 622,90 euro per mille litri; oli da gas o gasolio usato come carburante: 622,90 euro per mille litri”.

La crescita dei listini è immediata, ha segnalato l’associazione a tutela dei consumatori, nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere: il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, è passatodai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari del 2 luglio con un deprezzamento del 25,5%.

Nell’ultimo mese, in realtà, il prezzo medio del gasolio e della benzina ai distributori si è ridotto solo di circa il 6%, nonostante l’attività di pressing del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso sulle compagnie petrolifere affinché tagliassero i listini.

Perché il Governo non ha rinnovato il taglio delle accise

Il Governo non ha mai fatto mistero che la decisione sul taglio delle accise su diesel e benzina sarebbe stata temporanea e che, appena la situazione sarebbe migliorata, sarebbe stato ripristinato.

Verso fine giugno, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per esempio, aveva detto che “gli interventi sulle accise vanno a esaurirsi perché la bonaccia della pace ha generato un calo dei prezzi alle stazioni di servizio. Non è più necessario nella situazione attuale, che mi auguro in miglioramento”.

Il 23 giugno, anche il ministro per l’Ambiente e per la Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, aveva sottolineato come “attualmente non ci sarebbero le condizioni” per prolungare il taglio delle accise.

L’Unc, unione nazionale consumatori, ha invece chiesto al governo di rinnovare lo sconto sulle accise. “Dato che non ha fatto nulla per combattere le speculazioni – ha detto il presidente Massimiliano Donà – non ha modificato il Codice del Consumo per consentire ad Antitrust di intervenire contro le speculazioni anche in assenza di intese restrittive della concorrenza o abusi di posizioni dominanti, non ha modificato l’articolo 501 e 501 bis del Codice penale per permettere alle Procure di intervenire contro chi si approfitta di guerre o calamità per arricchirsi e aumentare i prezzi delle merci, anche senza bisogno di accaparrare o fare incetta di materie prime, visto che con la moral suasion il ministro Urso non ha concluso nulla, almeno riconfermino lo sconto minimo di 5 cent, 6,1 con Iva al 22 per cento”.

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