Trasferire dei soldi ai propri figli o fare un prestito a un fratello o a una sorella è possibile, ma se le cifre sono importanti o ricorrenti potrebbero attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. Per evitare l’avvio di indagini finanziarie da parte del Fisco ci sono alcune accortezze da prendere. In ogni caso, anche se dovessero essere fatti controlli, l’importante è conservare le prove che possano certificare che il denaro inviato o ricevuto sia una donazione e non reddito non dichiarato.
Per evitare i controlli del Fisco, la cosa fondamentale è fare attenzione a cosa si scrive nella causale. La motivazione dovrebbe essere più chiara e dettagliata possibile, in modo che l’Agenzia delle Entrate possa facilmente comprendere la natura del trasferimento di denaro.
Se si è oggetto di una verifica finanziaria, è necessario mostrare prove che dimostrino che la somma ricevuta sia un regalo o un prestito di un parente. Per farlo è fondamentale mostrare l’estratto conto con il bonifico. Per cifre importanti, è utile aggiungere anche una scrittura privata, firmata da mittente e beneficiario, con data, importo, motivo del trasferimento e generalità di chi dona e di chi riceve.
Se il trasferimento è un prestito, bisogna specificare anche le modalità di restituzione e conservare le prove del rimborso, con causale altrettanto chiara (“restituzione prestito del…”). I documenti vanno conservati per almeno sette anni, perché l’Agenzia delle Entrate può avviare indagini finanziarie anche a distanza di tempo.
È soprattutto consigliabile usare pagamenti tracciabili per trasferire denaro ai parenti, come bonifici o assegni non trasferibili.
Le causali sono fondamentali quando si fa un bonifico ai familiari. Per esempio, se si inviano soldi al figlio per l’affitto o le tasse universitarie, nella causale è bene scrivere chiaramente “aiuto per affitto di (nome del figlio)” o “quota per tasse universitarie di (nome del figlio”.
Se si tratta di un prestito a un cugino o a uno zio va indicato “prestito a mio cugino/zio (nome del beneficiario)”. Per non generare confusione, è consigliabile aggiungere il grado di parentela insieme al nome del beneficiario, appunto zio, cugino, fratello.
In caso di donazioni di grosse somme, per esempio per l’acquisto di casa, fare attenzione a ciò che si scrive nella causale è ancora più importante. Le antenne del Fisco si potrebbero attivare proprio perché vede un ingresso ingiustificato di una cifra consistente. Se nella causale si scrive “donazione a mio figlio per acquisto prima casa”, le Entrate comprendono subito la natura del trasferimento e non dovrebbero avviare controlli.
Non c’è un limite di denaro per un bonifico a figli, fratelli o cugini. Come detto, soprattutto se l’importo è consistente, il suggerimento è essere precisi nella causale e conservare la documentazione che potrebbe essere necessaria per spiegare la transazione, in caso di verifiche
L’Agenzia delle Entrate può avviare dei controlli anche su bonifici fatti tra parenti se ritiene necessario dover approfondire la natura del trasferimento. Se i versamenti sono periodici o la somma è elevata, il Fisco potrebbe sospettare che si tratti di redditi non dichiarati. Per evitare questa presunzione, la giurisprudenza evidenzia che il contribuente è tenuto a mostrare una prova analitica e documentata della donazione o del prestito.
In realtà, una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria del 2024 ha chiarito che i bonifici ricevuti dai familiari non possono essere automaticamente oggetto di verifica fiscale, a meno che il Fisco non dimostri, in modo analitico e circostanziato, che si tratti di somme connesse ad attività imponibili. In un altro caso, la Corte ha stabilito che tali trasferimenti non costituiscono automaticamente reddito imponibile, soprattutto se motivati da finalità solidaristiche o affettive.