VIDEO
Cerca video

Curiosità

5.936 risultati
Filtra categoria
Qualsiasi Ultima ora Oggi Questa settimana Questo mese Quest'anno
Più rilevanti Data Più visti
CURIOSITÀ 10 AGOSTO 2026

"Batterio mangiacarne" trovato nello stretto di Messina: cos'è e come difendersi

L’allerta sul cosiddetto “batterio mangiacarne” arriva anche in Italia. La presenza del Vibrio vulnificus, questo il nome del microrganismo, è stata infatti rilevata nelle acque dello Stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria. La notizia arriva dopo le recenti segnalazioni di infezioni negli Stati Uniti, dove il batterio è particolarmente monitorato. Il suo soprannome può però risultare fuorviante: non si tratta di un batterio che “mangia” letteralmente la carne, ma di un microrganismo che in alcuni casi può provocare infezioni molto aggressive dei tessuti. Il rischio per la popolazione resta legato soprattutto a specifiche modalità di esposizione, come il contatto tra una ferita aperta e acqua contaminata o il consumo di molluschi crudi o poco cotti.

Cos’è il batterio mangiacarne e dove è diffuso

Il Vibrio vulnificus è un batterio che vive soprattutto nelle acque marine e salmastre, in particolare quando le temperature sono elevate. Può trovarsi quindi in zone costiere, lagune ed estuari e può accumularsi anche nei molluschi filtratori, come le ostriche. Per questo motivo una delle principali vie attraverso cui l’uomo può entrare in contatto con il batterio è il consumo di molluschi crudi o poco cotti. Un’altra possibilità è rappresentata dal contatto di una ferita, anche piccola, con acqua contaminata. La presenza del batterio nello Stretto di Messina è quindi un elemento da tenere sotto osservazione, ma non significa che ogni bagno in mare comporti automaticamente un rischio di infezione. Le infezioni da Vibrio, infatti, rimangono relativamente rare in Europa.

A favorire la presenza del microrganismo sono soprattutto le temperature più alte dell’acqua. Il caldo prolungato può creare condizioni più favorevoli alla proliferazione dei vibrioni nelle acque costiere. È anche per questo che negli ultimi anni l’attenzione nei confronti di questi batteri è aumentata in diverse aree del mondo. Negli Stati Uniti, in particolare lungo le coste più calde, il Vibrio vulnificus è noto da tempo e ha provocato infezioni anche gravi. L’aumento delle temperature marine può inoltre rendere favorevoli alla sua presenza zone che in passato erano meno interessate dal fenomeno.

Quali sono i suoi effetti sul corpo

Gli effetti dell’infezione dipendono soprattutto dal modo in cui il batterio entra nell’organismo. Se penetra attraverso una ferita esposta all’acqua contaminata, può provocare un’infezione della pelle e dei tessuti sottostanti. I primi segnali possono essere dolore, arrossamento, gonfiore e aumento della temperatura della zona interessata. In alcuni casi l’infezione può peggiorare rapidamente, con la comparsa di vesciche, cambiamenti nel colore della pelle e secrezioni.

Nelle forme più gravi può arrivare a danneggiare profondamente i tessuti e provocare una fascite necrotizzante, una condizione seria che richiede un intervento medico tempestivo.

Il batterio può però entrare nell’organismo anche attraverso il consumo di molluschi contaminati, soprattutto se consumati crudi o poco cotti. In questo caso possono comparire disturbi gastrointestinali e, nelle situazioni più gravi, l’infezione può diffondersi nel sangue. Tra i segnali da non sottovalutare ci sono quindi febbre, brividi, pressione bassa e lesioni cutanee, soprattutto quando compaiono insieme a un rapido peggioramento delle condizioni generali. Alcune persone sono inoltre maggiormente esposte al rischio di sviluppare forme gravi, motivo per cui è importante rivolgersi rapidamente a un medico in presenza di sintomi sospetti dopo un’esposizione a rischio.

Difendersi, comunque, significa soprattutto adottare alcune semplici precauzioni. È meglio evitare il contatto tra ferite aperte e acqua di mare, soprattutto in presenza di allerte specifiche, e proteggere eventuali tagli o abrasioni. Per quanto riguarda l’alimentazione, è importante consumare molluschi adeguatamente cotti, evitando quelli crudi o poco cotti. Infine, dopo un’esposizione a rischio, la comparsa di dolore intenso, gonfiore, arrossamento o altri sintomi in rapida evoluzione deve spingere a chiedere assistenza medica senza aspettare che la situazione peggiori.

0 visualizzazioni
  1. 1
  2. 2
  3. 3
  4. 4
  5. 5
  6. 6
  7. 7
Chiudi
Caricamento contenuti...