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CURIOSITÀ 10 SETTEMBRE 2026

Asteroide colpisce la Terra: era stato avvistato solo 6 ore prima

L’ingresso nell’atmosfera dell’asteroide 2026 RW1, avvenuto il 6 settembre 2026 sopra l’Oceano Indiano, ha riportato l’attenzione sulla capacità degli astronomi di individuare oggetti potenzialmente pericolosi per la Terra. Il corpo celeste, stimato tra 0,6 e 1,3 metri di diametro, è stato scoperto poche ore prima dell’ingresso atmosferico e si è completamente disintegrato senza provocare danni.

Secondo l’Agenzia spaziale europea, si tratta di uno degli oggetti individuati prima dell’impatto grazie ai sistemi di monitoraggio automatico. Ma cosa sarebbe successo se l’asteroide fosse stato molto più grande? E, soprattutto, quanto tempo abbiamo a disposizione per accorgerci di una possibile minaccia?

Quali sono i rischi se un asteroide più grande colpisce la Terra?

Il pericolo dipende soprattutto dalle dimensioni, dalla composizione, dalla velocità e dalla traiettoria dell’asteroide, oltre che dal punto di impatto sulla Terra. I corpi più piccoli, come 2026 RW1, nella maggior parte dei casi esplodono o si frammentano nell’atmosfera. Per oggetti più grandi, invece, una parte significativa dell’energia può raggiungere la superficie.

Secondo la Nasa, gli impatti di asteroidi abbastanza grandi da provocare danni importanti sulla superficie terrestre sono eventi molto più rari rispetto agli ingressi di piccoli meteoroidi. La frequenza cresce infatti al diminuire delle dimensioni dell’oggetto.

Un asteroide di alcune decine di metri può produrre un’esplosione atmosferica capace di provocare danni su scala locale o regionale. Con dimensioni superiori, gli effetti possono diventare molto più estesi, fino a interessare vaste aree. Per questo la difesa planetaria non consiste soltanto nel prevedere dove cadrà un oggetto, ma anche nello stimarne dimensioni, caratteristiche fisiche e potenziale energetico. Il problema principale, tuttavia, è riuscire a individuare questi corpi abbastanza presto.

Quanto tempo prima riusciamo a scoprire gli asteroidi in rotta d’impatto?

Non esiste un anticipo standard. Il tempo disponibile può variare da anni a poche ore, oppure l’oggetto può essere individuato soltanto quando è già entrato nell’atmosfera. La difficoltà riguarda soprattutto gli asteroidi piccoli. Sono poco luminosi, possono provenire da direzioni difficili da osservare e, in alcuni casi, si avvicinano alla Terra provenendo dalla zona del cielo vicina al Sole. Il caso di 2026 RW1 è emblematico: l’Esa ha calcolato un diametro compreso tra 0,6 e 1,3 metri e un ingresso atmosferico alle 16:07 UTC del 6 settembre 2026.

I sistemi di sorveglianza utilizzano osservazioni successive dello stesso oggetto per determinarne il movimento e calcolarne l’orbita. I dati vengono poi elaborati da sistemi automatici che verificano la possibilità di un impatto. La Nasa, per esempio, utilizza il sistema Sentry, che anasalizza continuamente il catalogo degli asteroidi conosciuti alla ricerca di possibili collisioni con la Terra nei successivi cento anni.

La capacità di previsione è quindi molto maggiore quando l’asteroide viene individuato con largo anticipo. Per gli oggetti di pochi metri, invece, il preavviso può essere estremamente breve: corpi di queste dimensioni entrano nell’atmosfera ogni poche settimane e, proprio perché piccoli, sono difficili da individuare in anticipo.

Cosa succederà il 13 aprile 2029?

Il 13 aprile 2029 sarà protagonista Apophis, uno degli asteroidi near-Earth più studiati. Il corpo, che misura circa 350 metri di diametro, passerà molto vicino alla Terra: alle 21:46 Utc raggiungerà una distanza di circa 37.400 chilometri dal centro del nostro pianeta, entrando persino all’interno dell’orbita dei satelliti geostazionari.

La notizia più importante è che non colpirà la Terra. Le osservazioni disponibili permettono di escludere un impatto per almeno un secolo. Il passaggio del 2029 rappresenterà però un’occasione scientifica eccezionale: l’asteroide sarà abbastanza vicino e luminoso da poter essere osservato anche a occhio nudo, come una stella di terza magnitudine in rapido movimento nel cielo.

L’Inaf ha inoltre studiato la possibilità, pur estremamente improbabile, che possa essere deviato da una collisione con un altro piccolo corpo prima del 2029. Le simulazioni effettuate su centinaia di migliaia di oggetti hanno escluso scenari realistici di questo tipo: per Apophis, dunque, il passaggio del 13 aprile 2029 non rappresenta una minaccia.

Questo caso dimostra però quanto sia importante osservare continuamente il cielo. La difesa planetaria si basa proprio sulla capacità di individuare gli oggetti, determinarne l’orbita con precisione e, quando necessario, intervenire con sufficiente anticipo. L’episodio di 2026 RW1 mostra invece l’altra faccia del problema: per gli asteroidi molto piccoli, anche la migliore tecnologia disponibile può lasciare agli astronomi soltanto poche ore per prevederne l’ingresso nell’atmosfera.

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