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CURIOSITÀ 05 AGOSTO 2026

Ciclismo femminile, scoppia il caso dei reggiseni imbottiti vietati

Nel ciclismo femminile è riesploso il caso dei reggiseni imbottiti usati per ottenere un possibile vantaggio aerodinamico. La polemica, rilanciata alla vigilia della prova a cronometro del Tour de France Femmes, riguarda un accorgimento tanto semplice quanto discusso: indossare reggiseni “maggiorati” per modificare artificialmente la forma del torace e rendere più efficiente il passaggio dell’aria sul corpo dell’atleta.

Il caso dei reggiseni imbottiti nel ciclismo femminile

Il tema non è nuovo ma è tornato d’attualità perché la pratica sarebbe sempre più osservata nelle gare femminili contro il tempo. Il punto è l’ effetto del reggiseno sulla morfologia della ciclista: se un indumento non serve solo a vestire o proteggere, ma altera la forma del corpo per migliorare la prestazione, entra in una zona regolamentare delicata.

Nel ciclismo moderno, soprattutto nelle gare a cronometro, ogni dettaglio può incidere: posizione in sella, casco, body, materiali, borracce, radio e persino le cuciture vengono studiate per ridurre la resistenza dell’aria. Il presunto vantaggio dei reggiseni imbottiti sarebbe quello di cambiare leggermente il profilo del busto e rendere più favorevole il flusso aerodinamico. Dalla crono olimpica di Parigi 2024 ad alcune prove del Giro d’Italia femminile, nessuna esclusa. Quello del ciclismo è un movimento sempre più visibile ma ancora pieno di differenze rispetto a quello maschile, a partire dai compensi: qui ti raccontiamo di Martina Fidanza e dei guadagni nel ciclismo.

Perché può dare un vantaggio aerodinamico

In una prova a cronometro, l’atleta corre contro il tempo e cerca di mantenere la posizione più efficiente possibile. La resistenza dell’aria è uno dei fattori principali da battere: più il corpo “taglia” bene il vento, meno energia serve per mantenere una certa velocità.

Secondo gli studi del professor Bert Blocken, esperto di aerodinamica, una modifica di questo tipo potrebbe ridurre la resistenza fino al 3,6% nelle condizioni più favorevoli. Il possibile guadagno viene indicato in circa 0,8 secondi al chilometro: può sembrare poco, ma in una cronometro di alto livello anche pochi secondi possono cambiare piazzamento, podio o vittoria.

Il principio è simile ad altri accorgimenti già discussi nel ciclismo: radioline posizionate sul petto, borracce infilate sotto la maglia o soluzioni che modificano la forma del corpo per convogliare meglio l’aria.

Cosa dice il regolamento UCI

Il regolamento dell’Unione Ciclistica Internazionale vieta l’uso di indumenti o dispositivi che alterino artificialmente la morfologia del corridore. L’articolo L’articolo 1.3.033 spiega che l’abbigliamento deve svolgere la propria funzione senza trasformarsi in uno strumento per modificare il corpo a fini prestazionali. In teoria, la violazione può portare a sanzioni, squalifica o esclusione dalla classifica. Il problema, però, è l’applicazione pratica della norma. Il confine, insomma, è difficile da dimostrare.

La zona grigia: innovazione o inganno?

La difficoltà sta proprio nel distinguere tra abbigliamento personale, esigenza fisica e strumento aerodinamico. Una ciclista può avere necessità diverse da un’altra, e non ogni reggiseno imbottito può essere automaticamente considerato un trucco. Ma se l’obiettivo dichiarato o evidente è modificare il profilo del corpo per guadagnare velocità, il discorso cambia. In quel caso non si parla più di comfort, ma di vantaggio tecnico.

C’è anche il precedente delle borracce sotto la maglia: anche oggetti apparentemente comuni possono diventare strumenti per migliorare l’aerodinamica. Nel ciclismo professionistico ogni dettaglio viene misurato, testato e ottimizzato. Non sorprende quindi che anche un capo intimo finisca dentro il dibattito sulle regole. In parallelo, il richiamo alle irregolarità nello sport fa pensare ad altri casi che hanno attraversato il ciclismo, come racconta questo approfondimento su doping e ciclismo, anche se il tema è diverso e riguarda l’equipaggiamento.

Se una soluzione può far risparmiare secondi in una cronometro, non può certo essere liquidata come dettaglio marginale. Allo stesso tempo, però, trattandosi in questo caso di un indumento intimo, i controlli diventano più delicati e richiedono procedure chiare, rispettose ma efficaci. In uno sport in cui la differenza tra vincere e perdere può essere minima, anche un margine tecnico apparentemente piccolo diventa enorme, e per questo molti atleti starebbero chiedendo all’UCI una linea più netta: controlli espliciti, criteri verificabili e sanzioni applicate quando necessario.

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