Tesla a benzina, la modifica per dire addio all’ansia da ricarica

Il proprietario di una Tesla Model S ha aggiunto un motore a benzina per combattere la famigerata "ansia da ricarica", percorrendo oltre 2.500 km con una carica

Foto di Manuel Magarini

Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

Ok il prezzo elevato, ok la carenza di infrastrutture, per molti il vero freno alla diffusione delle auto elettriche consta, però, nella scarsa autonomia. Tanto il disagio è avvertito da determinare un’ansia innata, che ha, a quanto pare, pervaso pure Matt Mikka. Lo youtuber del canale Warped Perception, amante delle Tesla, era stanco delle limitazioni di percorrenza.

Il timore di rimanere a piedi in mezzo alla strada, magari al calar del buio senza poter chiamare rinforzi, lo ha spinto ad adottare una misura drastica: l’installazione di un motore a benzina sulla sua Model S. Forte di ottime capacità di elaborazione, ha perseguito la sfida ed è riuscito nell’impresa, accolta da pareri divisori. Se c’è chi ne elogia il talento, qualcuno gli imputa di aver mancato di rispetto sia al produttore sia all’ambiente.

Oltre 2.500 km senza soste

Mikka gode di una buona fama tra gli internauti, soprattutto per le prodezze ingegneristiche fuori dal comune. Stavolta ha affrontato la questione dell’autonomia in modo anticonvenzionale: una semplice trovata di marketing? Gli utenti danno opinioni contrastanti, accomunati dalla reazione sorpresa.

L’obiettivo di Mikka era ambizioso: completare un viaggio di 1.600 miglia (circa 2.575 km) senza soste alla colonnina. Le limitazioni tecniche del veicolo glielo impedivano, perciò si è spremuto le meningi, alla ricerca di una soluzione innovativa. Per riuscirci, ha montato un propulsore a benzina monocilindrico da 400 cc nella parte posteriore del mezzo.

L’aggiunta ha sicuramente avuto un impatto estetico sulla Model S, tuttavia gli ha anche permesso di guidare per lunghi tratti privo della preoccupazione di individuare una stazione di rifornimento a stretto giro. La missione non è stata priva di imprevisti. Già dalle prime miglia, ha dovuto affrontare una fastidiosa perdita del carburante che peggiorava con la velocità. Inoltre, l’unità a combustione interna è apparsa rumorosa al punto da disturbare i residenti nel corso delle soste notturne, e persino delle Forze dell’Ordine.

Musk finge di non vedere

Incurante del disturbo alla quiete pubblica, Mikka è andato avanti nell’audace operazione, fino a raggiungere il traguardo prefissato. Una prova di ingegno e di tenacia, doti già riconosciute dai seguaci, confermate in quella che è stata forse la sua più grande “follia” a tema motori.

L’iniziativa non gli ha impedito di attirare delle critiche, inerenti all’efficacia e alla praticità del piano. Un propulsore a benzina su una Tesla costituisce un passo indietro rispetto alla filosofia ecologica del brand e il “baccano” generato la rende tutt’altro che una macchina silenziosa e piacevole da usare. Il solitamente loquace Elon Musk non ha rilasciato commenti su X (ex Twitter), la piattaforma social di cui è proprietario. Comunque, è lecito immaginare abbia qualcosa da ridire sulla trasformazione di una full electric in un’ibrida a benzina.

Se le full electric hanno ottenuto il benestare della classe politica, compresa quella europea (benché lo stop a benzina e diesel nel 2035 venga ora messo in dubbio), la ragione principale risiede nell’approccio green. Le emissioni di anidride carbonica durante la costruzione delle batterie vengono compensate da una circolazione ecosostenibile su strada: qualora venga meno il vantaggio, la stessa alimentazione perde di appeal.