Il codice a barre è uno di quegli elementi così diffusi da risultare quasi invisibile o poco considerato. Lo troviamo su ogni confezione, lo passiamo sul nastro del supermercato senza pensarci e invece è una vera miniera di dettagli sul bene che stiamo acquistando.
Ciò che infatti appare come uno strano disegno di linee di vario spessore è in realtà un linguaggio standardizzato che permette ai sistemi di riconoscere, classificare e tracciare prodotti in tutto il mondo. In poche parole, è una sorta di carta di identità dei beni.
E una cosa utile da sapere è che quello che conta davvero non sono le barre, ma i numeri che rappresentano. Le stanghette sono una semplice traduzione grafica di una sequenza numerica che uno scanner può leggere in modo rapido.
Ma quindi, cosa raccontano i codici a barre e perché sono così importanti?
Come è fatto un codice a barre
Il formato più diffuso è il cosiddetto EAN-13, cioè un barcode composto da 13 cifre. Il numero non è casuale, ma costruito secondo una logica precisa che consente di identificare ogni prodotto in modo univoco a livello globale.
Se lo si osserva da vicino, possiamo notare che il codice si divide in più parti:
- le prime 2 o 3 cifre indicano il Paese o l’area geografica in cui è registrato il marchio. Per esempio, i codici tra 80 e 83 sono associati all’Italia;
- le 4 o 5 cifre successive rappresentano il produttore, ossia l’azienda che ha registrato il codice;
- le cifre dopo ancora identificano il prodotto specifico e sono decise dal produttore;
- l’ultimo numero è una sorta di “controllo”, serve a verificare che il codice sia corretto e leggibile senza errori.
In pratica, ogni codice a barre è la chiave che permette a un sistema informatico di recuperare alcuni dettagli utili connessi al bene esposto sugli scaffali. Non ci dà informazioni qualitative, tipo la lista ingredienti, ma serve a fornire un identikit generale.
Cosa non dice il codice
Uno degli equivoci più diffusi sui codici a barre riguarda le prime cifre, che alcuni ritengono collegate al paese dove il bene è stato confezionato. In realtà, segnalano dove è registrato il marchio, che non corrisponde per forza al sito di realizzazione.
Ciò significa che un codice “italiano” potrebbe fare riferimento a qualcosa che è stato fabbricato altrove, o viceversa. Per determinare l’origine geografica reale di ciò che si acquista i mezzi sono altri, come i QR code che alcune aziende espongono per tracciare la filiera.
Un altro errore che spesso commettiamo è pensare che il codice a barre contenga in modo esplicito prezzo, descrizione o caratteristiche. Al contrario, queste informazioni sono associate al numero all’interno dei database dei negozi.
Una volta che il prodotto passa sotto lo scanner, il sistema riconosce il numero e richiama i dati corrispondenti.
Codice PLU
Un sistema alternativo al codice a barre è il cosiddetto PLU, acronimo di Price Look Up, un metodo a 4 o 5 cifre associato il più delle volte a frutta e verdura sfuse. Non va confuso con il classico codice a barre EAN-13 di cui abbiamo parlato, che raccoglie dettagli di altro genere.
Il PLU serve a gestire prezzo e tipologia dei beni nei punti vendita e il dettaglio importante sta nei numeri. Se notiamo quattro cifre che iniziano con 4, si tratta di un alimento coltivato con metodo tradizionale, se le cifre sono cinque e iniziano con 9 è invece biologico.
E occhio alle cinque cifre inizianti con 8, un numero che in passato era stato riservato per i cibi OGM. Ad oggi, questo sistema non è adoperato nella realtà commerciale, per cui gli organismi modificati a livello genetico passano da altre norme di etichettatura.
Se notiamo un PLU con l’8 iniziale è quindi probabile che si tratti di un semplice codice interno al negozio.
A che serve allora il codice a barre?
Il vero valore del codice a barre sta nella standardizzazione. Lo stesso sistema viene utilizzato da milioni di aziende in tutto il mondo, permettendo una gestione efficiente di vendite, magazzini e logistica.
Ciò significa che un confezionato può essere identificato in modo univoco ovunque, dal supermercato sotto casa fino alle grandi catene internazionali. Il codice consente operazioni rapide e riduce gli errori, automatizzando processi che una volta richiedevano inserimenti manuali.
Se volessimo qualificare meglio le sue funzioni, dovremmo dire che dietro a quei numeri esiste un intero sistema informativo. I dati nascosti in quel disegno evidenziano infatti nozioni fondamentali su produzione, distribuzione e vendita.
In pratica, in un semplice codice a barre c’è un mondo che a prima vista non avremmo neanche immaginato.


















