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BUONO A SAPERSI 15 SETTEMBRE 2025

Truffe telefoniche col prefisso +49, come funziona l’inganno

Pasquale Barillà

Pasquale Barillà

Editor e videomaker

Da diversi anni faccio parte del mondo della produzione video: ho iniziato creando un prodotto a 360 gradi per poi specializzarmi nel montaggio video da remoto. Le passioni per la musica e l’insegnamento giocano un ruolo chiave nella creazione dei miei contenuti e nella stesura dei miei articoli.

Negli ultimi mesi il fenomeno delle truffe telefoniche ha conosciuto un’ulteriore impennata, con segnalazioni che arrivano da ogni parte d’Italia. Non si tratta più soltanto di messaggi sospetti o di mail infette, ma di un vero e proprio assedio telefonico, capace di colpire utenti distratti o poco informati. Al centro delle indagini c’è un dettaglio che ritorna con preoccupante frequenza: il prefisso +49.

Dal finto squillo al vishing: le nuove strategie dei truffatori

Il primo meccanismo sfruttato è quello dello “squillo a vuoto”. Il telefono suona, si interrompe dopo pochi secondi e induce l’utente a richiamare, convinto di aver perso una chiamata importante.

A quel punto il collegamento scatta verso numerazioni a pagamento, con costi che possono raggiungere cifre esorbitanti in pochissimo tempo. In altri casi, invece, il contatto diventa più sofisticato: il truffatore parla, si presenta come un operatore di banca, un dipendente di un ente pubblico o persino come un consulente dell’Autorità per l’energia.

È qui che entra in gioco il cosiddetto “vishing”, un’evoluzione del phishing tradizionale. Al posto del link malevolo arriva la voce di un interlocutore che, con toni rassicuranti e professionali, chiede credenziali, codici o dati sensibili.

Ci sono poi truffe che giocano sul fattore emotivo. In diversi casi sono stati segnalati tentativi di manipolazione sentimentale, con contatti che si prolungano per giorni o settimane. L’interlocutore finge interesse, instaura un rapporto di fiducia e, al momento opportuno, avanza richieste di denaro legate a presunte emergenze personali.

Numeri italiani, bollette e finti lavori: l’inganno si fa di casa

Il dettaglio più inquietante è che non si tratta soltanto di chiamate dall’estero. Molte truffe avvengono utilizzando numerazioni con prefisso italiano, rese credibili dall’uso di rubriche telefoniche sottratte illegalmente e dalla clonazione di numeri reali.

Le vittime si ritrovano a ricevere telefonate che iniziano con un rassicurante +39 e spesso con il nome di un contatto già presente in memoria. La fiducia scatta in automatico, e questo basta a spingere molti a rispondere. Un esempio diffuso è quello dei finti colloqui di lavoro.

La formula è semplice: un messaggio preregistrato annuncia che il curriculum è stato ricevuto e che per completare la procedura è necessario continuare la conversazione in chat. Da lì, il passo verso il raggiro è breve: si propongono impieghi inesistenti, si chiedono versamenti per fantomatiche pratiche di assunzione e i soldi finiscono in mani irrintracciabili.

Un’altra variante sfrutta il tema delle bollette. Finti operatori dell’Arera o di uffici regionali informano la vittima di un cambio tariffario vantaggioso e invitano a fornire il codice POD della fornitura e l’IBAN per ricevere un rimborso. In realtà, quelle informazioni vengono utilizzate per costruire frodi bancarie, attivare utenze non richieste o procedere con veri e propri svuotamenti di conto.

Federconsumatori e altre associazioni hanno denunciato una crescita costante di questi casi, legata anche alla circolazione di database sottratti durante precedenti fughe di dati. A rendere il tutto ancora più pericoloso è la credibilità con cui vengono condotte le conversazioni: chi chiama ha un linguaggio tecnico, conosce dettagli del cliente e riesce a mantenere viva l’illusione fino al momento cruciale, quando vengono richiesti i dati o i soldi.

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