La leggenda della Gilera Saturno 500, una moto senza tempo

La Gilera Saturno 500 occupa un posto nel mito delle due ruote, preludio di un'era gloriosa per le motociclette dopo le macerie lasciate dalle due guerre

Foto di Manuel Magarini

Manuel Magarini

Giornalista automotive

Classe 90, ha una laurea in Economia Aziendale, ma un unico amore: la scrittura. Da oltre dieci anni si occupa di motori, in ogni loro sfaccettatura.

È evidente: chi sostiene che una moto valga l’altra, non ha la benché più pallida idea di cosa stia parlando. Ogni prodotto merita un discorso a sé, essere analizzato fin nei minimi particolari perché solo così si può riconoscere la qualità. Allo stesso modo, sarebbe un errore madornale ignorare la storia anche nell’ambito delle due ruote. Le sopraffini lavorazioni di oggi sono, infatti, il frutto di anni e anni sul campo, di esperimenti falliti, di ferrea volontà di abbattere ostacoli in apparenza insormontabili. Ora, se restringiamo il campo agli esemplari italiani, ripercorrere il mito della Gilera Saturno 500 ci consente di comprendere la realtà odierna.

Il sodalizio tra Salmaggi e Gilera

La Saturno 500 venne progettata da Luigi Salmaggi alla fine degli anni ’30. A cavallo tra le guerre mondiali si avvertiva un forte senso di incertezza: ostinarsi a guardare oltre, a un futuro privo di conflitti, impone un atto di fede e la capacità di sognare.

Salmaggi possedeva l’animo del visionario, di un imprenditore votato a precorrere i tempi e innovare; siccome scegliere i collaboratori giusti faceva (e fa tuttora) la differenza, decise di sfruttare l’esperienza sportiva di Giuseppe Gilera che prima a Milano e poi ad Arcore costruì un’officina e poi uno stabilimento. Il credo fondamentale di Gilera risiedeva nella semplicità dei progetti e nell’accuratezza delle realizzazioni. Tutto nell’azienda veniva prodotto all’interno della fabbrica fin anche l’ultima delle viti, per offrire un controllo totale sulle varie fasi.

Un sano pragmatismo lombardo permise di superare pure le problematiche tecniche più stringenti come quella del motore della Saturno 500, un monocilindrico derivato dall’unità della serie VT “otto bulloni” avente la tendenza, a causa la potenza elevata, di sradicare la testata dal monoblocco. Criticità elegantemente risolte dallo stesso Gilera, il quale affermò in dialetto milanese :”ghe metum vott bulun” : ci volevano otto bulloni invece dei quattro previsti, in risposta all’insana tendenza. La otto bulloni fu un successo sia in strada sia in gara, e un giorno sarebbe diventata oggetto da collezione.

Poker di versioni

Saturno 500 venne declinata in quattro versioni: turismo, sport, competizione e corsa. Ciascuna mostrava delle peculiarità uniche, volte a soddisfare un target di clientela specifica. La differenza principale nella meccanica consisteva nella testata, in alluminio sulle sport e in ghisa sulle turismo.

La Saturno uscì dalla catena di montaggio dal 1946 al 1958 e ricevette dei costanti aggiornamenti tanto nei freni quanto nelle sospensioni, provviste nel 1950 di forcella telescopica. Nell’anno successivo i tecnici abbandonarono la sospensione posteriore ”brevetto Gilera” munita di molle orizzontali abbastanza convenzionali ed efficienti ammortizzatori telescopici.  Il cambio era in blocco con il motore a quattro rapporti dall’eccellente manovrabilità.

Le soluzioni illustrate hanno un vago effetto déjà-vu? Nulla di più ovvio, giacché fungerà da ispirazione a creazioni seguenti. Oggi la quotazione della Saturno 500 parte dai 13.000 euro fino agli oltre 35.000 necessari all’acquisto di una versione Piuma 500 alleggerita in ottica delle corse, dal peso di poco inferiore ai 125 kg contro i 175 kg della Turismo, che con 38 CV di potenza arrivava a 190 km orari in versione nuda e a 210 con la carenatura integrale (contro i 134 della Turismo).