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CURIOSITÀ 25 APRILE 2024

Gli alieni sono viola e pieni di batteri: la scoperta sulla vita nello Spazio

Alzando gli occhi al cielo e guardando la disarmante immensità di ciò che ci circonda viene naturale porsi quella che è una delle domande più presenti nella storia dell’umanità inerente la vita nello spazio: siamo soli nell’universo o da qualche parte si cela una forma di vita aliena?

Tra chi è certo che la la razza umana non possa essere sola e chi sostiene esattamente l’opposto, tutti si sono immaginati le fattezze, i corpi degli alieni, almeno una volta. Spesso questa rappresentazione mentale è condizionata da quella cinematografica, fatta di forme di vita umanoidi con teste enormi e colori che variano dal marrone al verde.

La realtà può superare la fantasia e, a suo modo, assestare un colpo non da poco. Cosa pensereste se vi dicessimo che in realtà gli alieni potrebbero essere viola e pieni di batteri? Forse l’idea vi farà storcere il naso, ma vi è una solida base scientifica dietro questa credenza.

Pianeti viola e ricchi di batteri: le condizioni della vita extraterrestre

Dalle piante domestiche alle foreste, il verde è il colore che associamo automaticamente alla vita sulla Terra, dove le condizioni hanno favorito l’evoluzione degli organismi che eseguono la fotosintesi clorofilliana. Si tratta della vita per come noi la conosciamo, ma le regole dell’universo possono essere molto diverse. Ecco dunque che un pianeta che orbita attorno a un’altra stella potrebbe apparire molto diverso dal nostro, potenzialmente coperto da batteri che ricevono poca luce e ossigeno, utilizzano radiazioni infrarosse. Insomma, parliamo di condizioni diverse da quelle terrestri dove la vita potrebbe essersi sviluppata in modo molto distante dal nostro.

Proprio i batteri al loro interno contengono una pigmentazione viola. È questa la ragione che sta alla base delle tesi degli studiosi, secondo i quali il loro elevato numero finirebbe per colorare l’ambiente circostante.

È possibile, spigano i ricercatori, che tali batteri siano stati fra le forme di vita prevalenti anche sulla Terra in un remoto passato. Proprio perché in un mondo lontano dal nostro le cose potrebbero funzionare diversamente da quello che ci immaginiamo, i ricercatori hanno raccolto e messo in coltura vari tipi di batteri viola che vivono dalle acque poco profonde alle bocche idrotermali che si trovano a elevate profondità.

Un gruppo di scienziati ne ha poi analizzato i biopigmenti e i relativi spettri di riflettanza, ossia la loro impronta luminosa caratterizzante. I batteri viola possono sopravvivere e prosperare in una grande varietà di condizioni, per questa ragione è facile immaginare che su molti mondi diversi il viola possa essere il nuovo verde.

Dove si trovano i pianeti in cui potrebbero già vivere gli alieni

Secondo gli scienziati della Cornell University se questi batteri presenti anche sulla Terra fossero dominanti su un pianeta atto a ospitare la vita produrrebbero una distintiva impronta luminosa rilevabile dai telescopi terrestri e spaziali di prossima generazione. Se questa teoria fosse fondata sapremmo dove puntare gli occhi elettronici e quale colorazione ricercare nelle profondità del cosmo per cercare tracce di vita.

“I batteri viola possono prosperare in un’ampia gamma di condizioni, il che li rende uno dei principali contendenti per la vita che potrebbe dominare una varietà di mondi”, ha detto Lígia Fonseca Coelho del Carl Sagan Institute (Csi) e prima autrice dello studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

“Abbiamo bisogno di creare una banca dati per le firme biologiche per assicurarci che i nostri telescopi non si perdano la vita nel caso in cui non assomigliasse esattamente a quella che incontriamo ogni giorno, intorno a noi”, ha aggiunto la coautrice Lisa Kaltenegger, direttrice del Csi. Utilizzando la vita sulla Terra come guida, il team multidisciplinare di scienziati sta catalogando i colori e le firme chimiche che una vasta gamma di organismi e minerali presenterebbe nella luce riflessa di un esopianeta.

Più nel dettaglio le ricerche potrebbero orientarsi maggiormente verso quei pianeti che orbitano attorno a quelle stelle più piccole e più deboli. In quelle specifiche condizioni si presuppone che gli organismi sopravvivano grazie alla luce infrarossa ed è lì che sarà più probabile rintracciarli.

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