Il Marsili è uno dei più grandi vulcani sottomarini d’Europa e si trova nelle profondità del Mar Tirreno, tra la Sicilia e la Calabria. È un vulcano attivo, con eruzioni avvenute in epoche relativamente recenti dal punto di vista geologico, ma questo non significa che un altro episodio sia imminente. A riportare l’attenzione sul gigante sommerso sono state anche le scosse registrate nell’ottobre 2026 nel Tirreno meridionale, che hanno alimentato interrogativi e timori su un possibile collegamento con l’attività vulcanica.
Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tuttavia, non ci sono evidenze di un legame diretto tra la recente sequenza sismica e il Marsili. Il rischio più studiato riguarda invece le possibili frane sottomarine sui fianchi del vulcano, che in uno scenario estremo potrebbero generare uno tsunami.
Il Marsili si trova nel Tirreno meridionale, circa 140 chilometri a nord della Sicilia e 150 chilometri a ovest della Calabria. Si estende per circa 70 chilometri in lunghezza e 20-30 chilometri in larghezza. Dalla base sul fondale si innalza per circa 3.000 metri, ma la sua sommità rimane a circa 500 metri sotto la superficie del mare.
Le sue dimensioni lo rendono uno dei principali edifici vulcanici sottomarini del Mediterraneo. Il nome deriva dal naturalista e geologo Luigi Ferdinando Marsili, vissuto tra il XVII e il XVIII secolo e considerato uno dei pionieri dell’oceanografia.
Il vulcano si è formato in un contesto geologico caratterizzato dall’espansione del bacino tirrenico. La sua struttura, composta da rocce vulcaniche e attraversata da sistemi di fratture, testimonia una lunga evoluzione legata ai processi geodinamici del Mediterraneo.
Il Marsili è classificato come un vulcano attivo. Le ricerche oceanografiche hanno individuato depositi vulcanici e livelli di cenere che hanno permesso di ricostruirne, almeno in parte, la storia eruttiva. Le ultime eruzioni note vengono collocate indicativamente tra 2.100 e 3.000 anni fa, anche se la ricostruzione cronologica resta limitata dalla scarsità dei campioni disponibili.
Oggi nell’area sono presenti fenomeni idrotermali, emissioni di gas e microsismicità di bassa energia, associati alla circolazione di fluidi caldi e alla fratturazione delle rocce superficiali. Si tratta di fenomeni compatibili con un sistema vulcanico attivo, ma non costituiscono, da soli, la prova di un’eruzione imminente.
Al momento non è possibile indicare una data per una nuova eruzione né prevedere con precisione quando potrebbe verificarsi. Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dall’assenza di un sistema di monitoraggio sottomarino continuo paragonabile a quelli utilizzati per vulcani emersi come l’Etna e lo Stromboli.
La sequenza sismica registrata nell’ottobre 2026 nel Tirreno meridionale ha riacceso le preoccupazioni sul vulcano. Il 23 ottobre una scossa di magnitudo 5,5 è stata registrata al largo della Sicilia settentrionale, nell’area compresa tra Ustica e le isole Eolie. La vicinanza geografica tra terremoti e vulcano sottomarino ha alimentato ipotesi su una possibile relazione, ma gli esperti hanno escluso un collegamento diretto con il Marsili.
Nello specifico, il professor Nicola Alessandro Pino, durante un’intervista a Fanpage, ha dichiarato: “Escludo un ruolo del Marsili: questo vulcano sottomarino si trova in una diversa area del Tirreno, distante qualche centinaio di chilometri dall’epicentro di questi terremoti”.
Della stessa opinione sono Lucia Margheriti, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti, e Guido Ventura, ricercatore presso l’Istituto, intervistati da Geopop. Secondo loro la spiegazione è geologica: il terremoto è stato generato da processi tettonici di tipo compressivo, legati alle tensioni della crosta terrestre, mentre il vulcanismo del Marsili è associato prevalentemente a un contesto distensivo, nel quale la crosta si assottiglia e si frattura. La sequenza sismica, quindi, non rappresenta di per sé un segnale di imminente eruzione.
Il principale scenario di rischio preso in considerazione dagli scienziati riguarda le frane sottomarine. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista scientifica Bulletin of Volcanology, intitolato Tsunamis from prospected mass failure on the Marsili submarine volcano flanks and hints for tsunami hazard evaluation, ha analizzato le possibili conseguenze di cedimenti dei fianchi del vulcano.
Le simulazioni distinguono diversi scenari, da frane di dimensioni ridotte, capaci di produrre onde trascurabili, fino al collasso di grandi porzioni della struttura. In caso di cedimenti intermedi vicino alla sommità, le onde potrebbero raggiungere altezze comprese tra uno e quattro metri lungo alcune coste di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Nello scenario estremo, caratterizzato dal distacco di circa 17,6 chilometri cubi di materiale, le simulazioni ipotizzano onde superiori a 20 metri in Basilicata, fino a 15 metri in Campania e tra cinque e dieci metri in Sicilia. Le isole Eolie potrebbero essere raggiunte in circa dieci minuti.
È importante sottolineare che si tratta di scenari teorici, non di previsioni di un evento imminente. Lo studio valuta le conseguenze di possibili frane, ma non stabilisce quando potrebbero verificarsi né con quale probabilità. Inoltre, non dimostra che il Marsili sia prossimo a un collasso.
Il Marsili merita attenzione scientifica proprio perché è un grande vulcano attivo, sommerso e non monitorato in tempo reale con una rete continua dedicata. La mancanza di dati dettagliati limita la capacità di ricostruirne completamente l’evoluzione e di valutare con precisione i diversi scenari di rischio.
Questo, però, non significa che un’eruzione o uno tsunami siano imminenti. Le informazioni disponibili non indicano un collegamento tra la recente attività sismica nel Tirreno e un’imminente ripresa eruttiva del vulcano.
La priorità resta migliorare le conoscenze attraverso nuove campagne oceanografiche e sistemi di monitoraggio adeguati. È questa la strada per distinguere i rischi scientificamente documentati dagli allarmi privi di riscontri e comprendere meglio il comportamento del gigante nascosto sotto il Tirreno.