VIDEO
Cerca video
BUONO A SAPERSI 03 FEBBRAIO 2026

Doping: come funzionano i controlli nello sport

Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Editor e videomaker

Content writer, video editor e fotografa, ho conseguito un master in Digital & Social Media Marketing. Negli anni ho sviluppato competenze nella creazione di contenuti digitali, integrando creatività e abilità tecniche in diversi progetti online e adattando i contenuti alle diverse piattaforme.

Il doping è una realtà che riguarda ogni atleta, a prescindere dal livello, e oggi torna al centro dell’attenzione anche per casi di strettissima attualità come quello di Rebecca Passler, esploso mentre il conto alla rovescia verso le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 rende i controlli ancora più serrati. Capire come funzionano davvero i controlli antidoping è fondamentale per capire perché, nel sistema attuale, anche un’assunzione involontaria può trasformarsi in una squalifica pesante.

Doping alle Olimpiadi: perché i controlli diventano più severi

Quando si avvicinano grandi eventi come le Olimpiadi (qui ti spieghiamo come vengono selezionati gli atleti che partecipano), il sistema antidoping entra nella sua fase più rigida. Gli atleti inseriti nei cosiddetti “gruppi target” sono monitorati costantemente e devono comunicare con precisione i propri spostamenti, gli orari di allenamento e le finestre giornaliere in cui possono essere sottoposti a un controllo a sorpresa. Questo significa che un test può avvenire in gara, fuori competizione, in allenamento o persino a casa. Non esistono zone franche.

Come avviene un controllo antidoping: dalla notifica al campione

Il controllo antidoping segue una procedura standardizzata a livello internazionale. Tutto inizia con la notifica ufficiale: il personale incaricato si identifica e comunica all’atleta di essere stato selezionato. L’atleta deve firmare la notifica, che certifica di essere stato informato dei propri diritti e doveri.

Da quel momento, l’atleta è tenuto a recarsi il prima possibile alla postazione di controllo. La sala deve garantire privacy e riservatezza, e l’atleta sceglie personalmente il kit di raccolta, proprio per evitare qualsiasi sospetto di manomissione.

Nel caso delle urine, il campione viene suddiviso in due flaconi, A e B, sigillati secondo una procedura precisa. Una parte resta nel contenitore di raccolta per eventuali verifiche aggiuntive, come il controllo del peso specifico, che serve a escludere campioni troppo diluiti. Ogni passaggio viene verbalizzato e firmato.

Il verbale e la responsabilità dell’atleta

Nel verbale del controllo antidoping vengono annotati dati personali, codice del campione e, soprattutto, farmaci, integratori e prescrizioni mediche dichiarate dall’atleta. È un passaggio cruciale, ma non “salva” automaticamente da una sanzione.

Il principio che governa tutto il sistema è quello della responsabilità oggettiva: ciò che entra nel corpo dell’atleta è sempre responsabilità dell’atleta stesso, anche in caso di assunzione involontaria. Ed è qui che entra in campo il caso Passler.

Il caso Passler e il letrozolo: perché è vietato

Rebecca Passler è risultata positiva al letrozolo, un farmaco antitumorale utilizzato per ridurre la produzione di estrogeni. Nello sport è vietato perché può stimolare indirettamente la produzione di testosterone e perché può essere usato come sostanza mascherante per altri anabolizzanti.

Non è la prima volta che il letrozolo entra in un caso di doping: era già successo con Sara Errani nel 2017, in quel caso legato a una contaminazione alimentare. Ma il punto chiave resta lo stesso: se una sostanza è nella lista WADA, la positività scatta indipendentemente dall’intenzione.

Passaporto biologico: perché oggi è più difficile “farla franca”

Oltre ai test diretti, oggi gli atleti sono monitorati attraverso il passaporto biologico, che analizza nel tempo parametri ematologici ed endocrini. Non serve più trovare una sostanza nel campione: basta individuare variazioni biologiche incompatibili con una fisiologia naturale. È uno dei motivi per cui molte squalifiche arrivano a distanza di tempo e perché l’idea del “doping naturale” non ha alcun fondamento scientifico o giuridico.

Cosa si rischia: non solo squalifiche sportive

Oltre allo stop agonistico, le conseguenze del doping possono includere squalifiche pluriennali, perdita di risultati, esclusione da programmi federali e, nei casi più gravi, sanzioni penali. Il rifiuto di un controllo o il traffico di sostanze vietate comportano reati veri e propri. Ed è per questo che, oggi più che mai, il sistema antidoping e quello della preparazione atletica non lasciano spazio all’improvvisazione.

Doping: come funzionano i controlli nello sport
Alcuni video presenti in questa sezione sono stati presi da internet, quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti presenti in questi video o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, basterà fare richiesta di rimozione inviando una mail a: team_verticali@italiaonline.it. Provvederemo alla cancellazione del video nel minor tempo possibile.
Chiudi
Caricamento contenuti...