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BUONO A SAPERSI 24 SETTEMBRE 2026

L'Italia torna al nucleare: cosa cambia e dove saranno costruite le centrali

Il Parlamento ha approvato definitivamente la legge delega che riporta il nucleare in Italia, nel quadro della politica energetica del Paese. Il via libera del Senato è arrivato il 23 settembre 2026, dopo quello della Camera dello scorso giugno. Il provvedimento, però, non autorizza ancora la costruzione di nuove centrali: affida al Governo il compito di definire, attraverso i decreti attuativi, le regole per autorizzazione, localizzazione, realizzazione, esercizio e sicurezza degli impianti.

Cosa prevede la legge delega approvata dal Parlamento

La delega introduce in Italia un quadro normativo organico per il cosiddetto nucleare sostenibile. Tra gli obiettivi ci sono la produzione di elettricità, la possibilità di utilizzare l’energia per produrre idrogeno, la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, oltre allo smantellamento degli impianti esistenti. L’Esecutivo dovrà inoltre definire un sistema di autorizzazioni e rafforzare le attività di sicurezza, vigilanza e controllo.

La legge guarda anche alle nuove tecnologie. Il testo prevede la possibilità di utilizzare reattori di terza generazione già disponibili sul mercato e, quando saranno commercialmente disponibili e certificati, risorse più avanzate. Nel dibattito rientrano anche gli SMR, piccoli reattori modulari, gli AMR e i microreattori. La scelta definitiva della tecnologia non è quindi ancora stata effettuata.

Un altro passaggio importante riguarda la sicurezza. La normativa prevede la definizione di un’Autorità indipendente dedicata, mentre dovranno essere stabiliti criteri rigorosi per individuare i siti idonei.

Quando e dove saranno costruiti i nuovi reattori in Italia

Al momento non esiste una lista ufficiale dei territori destinati a ospitare le nuove centrali. La localizzazione dovrà essere stabilita sulla base di criteri tecnici e ambientali: sicurezza nucleare, caratteristiche geologiche e sismiche, rischio idrogeologico, disponibilità di acqua e infrastrutture, collegamenti alla rete elettrica e condizioni territoriali. Sono inoltre previste forme di coinvolgimento delle comunità interessate.

Le nuove centrali potrebbero sorgere anche nei territori che hanno già ospitato impianti nucleari, come Trino, Caorso, Latina e Garigliano, mentre Montalto di Castro rappresenta un’altra area storicamente legata al nucleare. Non si tratta però di siti già assegnati: la localizzazione dovrà essere definita attraverso i successivi decreti e le procedure previste dalla nuova normativa.

Il Governo ha indicato come possibile orizzonte per i primi impianti il 2033-2035, ma si tratta di una prospettiva temporale e non di una data già fissata per l’entrata in funzione di specifiche centrali. Il percorso per introdurre il nucleare sostenibile in Italia richiede infatti decreti attuativi, individuazione dei siti, autorizzazioni, progettazione e costruzione.

La storia del nucleare in Italia

L’Italia aveva già sviluppato una propria industria nucleare. Negli anni Sessanta entrarono in funzione le centrali di Latina, Garigliano e Trino, mentre quella di Caorso fu avviata nel 1981. Dopo il disastro di Chernobyl del 1986, il tema divenne però fortemente controverso. Nel 1987 tre referendum abrogativi modificarono il quadro normativo e portarono successivamente alla chiusura delle centrali.

Nel 2009 il Governo tentò di rilanciare il nucleare, ma il disastro di Fukushima del 2011 cambiò nuovamente il quadro. Il referendum dello stesso anno bloccò le norme che avrebbero consentito il ritorno alla produzione elettronucleare nel nostro Paese.

A distanza di quasi quarant’anni dal referendum del 1987, la nuova legge riapre dunque il percorso normativo. La questione centrale, adesso, non è soltanto se costruire nuove centrali, ma quali tecnologie scegliere, dove collocarle, come finanziarle e come gestire sicurezza e rifiuti radioattivi.

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