Il falangio, o Chlorophytum comosum, è una delle piante che depurano l’aria di casa da toluene, xilene e inquinanti domestici comuni. Non è difficile da coltivare, ma ha comunque una serie di necessità che vanno assecondate, così da averlo sempre forte e in salute.
Di fatti, se tenuta come si deve, la “pianta ragno” ci regalerà non solo un fogliame verde e scenografico, ma soprattutto la sua azione purificatrice. Nell’aria che respiriamo, infatti, possono esserci particelle volatili che sono tutt’altro che salubri per i nostri polmoni.
Ma l’azione del falangio, secondo studi fatti dalla NASA, è straordinaria: via ai gas provenienti da detergenti, vernici e persino mobili. Lo dicevamo a proposito di toluene e xilene, ma in realtà questo arbusto contrasta anche formaldeide e monossido di carbonio.
Ci sono anche ricerche che la reputano una pianta nemica di muffe e batteri, diventando una grande alleata del benessere. Se vogliamo coltivarla nel modo giusto, vediamo perciò quali sono le sue esigenze e come farla crescere tra le quattro mura domestiche.
Come coltivare il falangio
La cura del nostro falangio parte dalla scelta del vaso: ha radici carnose a crescita veloce, per questo potrebbe essere necessario travasarla in supporti più grandi ogni primavera. Ha anche bisogno di ottimo drenaggio, quindi prevediamo sempre un fondo di argilla espansa.
Il suo apparato radicale è infatti sensibile ai ristagni idrici, motivo per il quale è necessario anche non esagerare con le irrigazioni. Per quanto riguarda il terriccio, uno classico universale, meglio se a pH da poco acido a neutro, è quello che ci vuole.
Da marzo, la pianta torna in ripresa vegetativa, che arriva alla sua fase massima in estate. Non ama il sole diretto, ma può stare in balcone, a patto che la si alloggi in zone di mezz’ombra, mentre in casa può essere sistemata in stanze con luce indiretta.
Nei mesi più torridi il falangio va innaffiato con frequenza, anche se in modo non abbondante, guardando sempre il terreno. Se appare asciutto, dovremo provvedere a irrigare e, soprattutto, se l’umidità ambientale è poca, nebulizziamo anche le foglie.
Un altro trucco per mantenere vitale questo arbusto è di prevedere una concimazione regolare, ogni 15 giorni. Il classico fertilizzante liquido per piante verdi è ottimo, in quanto contiene una buona base azotata per favorire la crescita delle foglie.
La pianta ha origini africane e, per questo, non è tollerante al freddo, specie quando il termometro scende sotto i 10 °C. Se durante i mesi primaverili e estivi la teniamo all’esterno, quando arriva l’autunno inoltrato è preferibile spostarla in casa o, al massimo, in serra.
Va tenuta lontana da correnti d’aria fredda, ma anche da fonti di calore, quali stufe e termosifoni. La concimazione in questo periodo va sospesa e le irrigazioni devono essere ridotte a circa due al mese, solo quando il terreno appare del tutto asciutto.
Si può verificare in modo semplice con il test del dito: tocchiamo la terra fino a 3 centimetri di profondità e controlliamo le condizioni. Se notiamo che è secca, provvediamo a irrigare, in caso contrario aspettiamo, o corriamo il rischio di danneggiare la nostra pianta.