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CURIOSITÀ 24 SETTEMBRE 2025

C'è un batterio bomba in mare, ci uccide tutti se muore

Christian Casale

Christian Casale

Giornalista e videomaker

Conduttore e giornalista con lunga esperienza in radio e televisione in ambito nazionale. Per professione e passione mi occupo di videomaking, con una particolare propensione alla post produzione. Amo la divulgazione e lo sport.

Un recente studio ha acceso i riflettori su un possibile batterio bomba, una creatura microscopica la cui crisi può avere effetti devastanti sull’ecosistema terrestre. Ed è per questo che viene definito “killer”, perché la sua scomparsa può avere ripercussioni serissime.

Questo microrganismo si chiama Prochlorococcus, un cianobatterio che produce ossigeno e che vive negli oceani. Scopriamo perché se muore è segnale che accende numerosi campanelli d’allarme.

L’attività vitale del batterio marino

Prochlorococcus è un cianobatterio fotosintetico che popola gran parte delle acque superficiali marine, soprattutto tropicali e subtropicali. Non è un virus mortale per l’uomo e la sua funzione è cruciale: contribuisce in modo significativo alla produzione globale di ossigeno e alla base delle reti trofiche marine, cioè l’insieme delle relazioni alimentari che collegano gli organismi viventi negli ecosistemi oceanici. Alcune stime indicano che potrebbe partecipare a circa il 20-30% della produzione di ossigeno degli oceani. Basterebbe questo dato per definire questo batterio “fondamentale” per molti esseri viventi.

Per decenni molti scienziati avevano ipotizzato che Prochlorococcus trarrebbe vantaggio dal riscaldamento degli oceani, dato che predilige acque calde e relativamente povere di nutrienti. Tuttavia, misurazioni più recenti suggeriscono che il suo “tetto termico” è sorprendentemente basso: oltre i 28 °C la sua capacità di divisione cellulare cala drasticamente.

Il fenomeno è stato studiato durante numerose traversate oceaniche, dove i ricercatori hanno raccolto dati su circa 800 miliardi di cellule simili a Prochlorococcus in 90 spedizioni avvenute negli ultimi decenni. Analizzando i tassi di crescita rispetto alla temperatura, hanno osservato che l’aumento oltre 30 °C conduce all’arresto quasi completo del tasso di divisione cellulare, che si riduce fino a un terzo rispetto al valore ottimale.

Il surriscaldamento dei mari non è una novità per gli scienziati. L’estate 2025, solo per fare un esempio, ha registrato una anomala ondata di calore nel Mediterraneo che preoccupa non poco gli esperti.

Le conseguenze globali del collasso

Le simulazioni suggeriscono scenari allarmanti. Qualora le temperature oceaniche continuassero a crescere in modo moderato o elevato, la produttività di Prochlorococcus nelle regioni tropicali potrebbe calare tra il 17% e il 51%. In termini globali, la riduzione stimata è tra il 10% e il 37%.

Una simile diminuzione avrebbe ripercussioni a cascata sull’ecosistema marino: con meno ossigeno prodotto si mette a rischio l’intera catena alimentare, oltre a determinare una minore efficienza nella cattura e stoccaggio del carbonio negli oceani.

Un altro fattore che aggrava la situazione è la deossigenazione degli oceani: con l’aumento della temperatura, l’ossigeno disciolto diminuisce, in quanto le acque calde trattengono meno ossigeno. La stratificazione dell’acqua riduce il rimescolamento tra profondità marine e superficie, limitando l’apporto di nutrienti essenziali. Sono molte le zone oceaniche dove le cosiddette “zone morte” si stanno estendendo.

Una speranza arriva da Synechococcus, un altro cianobatterio che può tollerare acque più calde, anche se richiede più nutrienti. Alcuni modelli prevedono che essa possa parzialmente compensare il declino di Prochlorococcus, ma non è chiaro se possa svolgere il ruolo ecologico in modo equivalente. Se Prochlorococcus dovesse subire un collasso esteso nelle regioni tropicali, le catene alimentari marine -dal plancton ai pesci fino ai mammiferi marini- potrebbero risentirne fortemente. Inoltre, il bilancio globale del carbonio e dell’ossigeno terrestre rischierebbe squilibri seri. E questo sarebbe un problema anche per noi e per l’aria che respiriamo. E se è vero che entro il 2029 la Terra supererà il punto di non ritorno, non c’è da stare tranquilli.

C'è un batterio bomba in mare, ci uccide tutti se muore
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