Un tuffo in mare con l’acqua calda come in piscina può sembrare il sogno di ogni vacanziero. Ma sotto la superficie cristallina del Mar Mediterraneo, c’è qualcosa che non va. Un’ondata di calore marina senza precedenti ha colpito l’Europa meridionale tra fine giugno e inizio luglio, facendo registrare temperature record che stanno mettendo in pericolo interi ecosistemi.
Secondo quanto riportato dalla BBC, la superficie del mare ha superato i 30°C in più aree del Mediterraneo occidentale, toccando punte anche di 6 o 7 gradi sopra la media stagionale. Nelle acque intorno a Maiorca, ad esempio, la soglia è stata superata già a fine giugno, facendo segnare il valore più alto mai registrato in quel periodo dell’anno. Per capirne la portata, basta fare un confronto semplice: la temperatura media di una piscina comunale si aggira intorno ai 28°C. Le piscine per bambini? Più calde, tra i 30 e i 32 gradi. Ora è il Mediterraneo stesso a superare quei valori.
Il mare come una vasca chiusa: perché il Mediterraneo soffre di più
A rendere particolarmente vulnerabile il Mar Mediterraneo non è solo il cambiamento climatico in sé, ma anche la sua conformazione geografica. Come spiegano gli esperti, il bacino mediterraneo funziona come una vasca semichiusa: circondato da continenti, senza accessi diretti a grandi oceani, il calore atmosferico si accumula rapidamente in superficie.
In condizioni di cielo sereno, venti deboli e aria calda come quelle di giugno 2025 la superficie marina può trasformarsi in una trappola termica. L’intervento di venti più forti a luglio ha aiutato a riportare un po’ di acqua fredda in superficie ma la temperatura resta comunque molto superiore alla media, con conseguenze imprevedibili per la biodiversità marina.
Ecosistemi sotto stress: cosa rischia la vita marina
E se da una parte per colpa del caldo aumentano le meduse, dall’altra “Abbiamo trovato scheletri, ovunque, alla fine dell’estate”, ha raccontato l’ecologa Emma Cebrian del Centre for Advanced Studies of Blanes in Spagna, riferendosi a immersioni del 2021. Con eventi così estremi già a giugno, gli scienziati temono un’estate ancora più distruttiva per alghe, pesci e praterie sottomarine.
Le ondate marine non colpiscono solo con picchi improvvisi, ma anche con un calore prolungato, che esaurisce le energie degli organismi marini. In alcuni casi, le specie non muoiono subito ma smettono di riprodursi, entrando in una sorta di “modalità sopravvivenza”. È ciò che i biologi definiscono “effetti sub-letali”, ma le ripercussioni a catena possono essere enormi: crollo della pesca, desertificazione del fondale, impoverimento di biodiversità.
Le praterie di Posidonia oceanica, ad esempio, sono vere e proprie foreste sottomarine che assorbono CO₂ e offrono rifugio a centinaia di specie. Alcune piante sono resistenti al calore, ma non alle ondate sempre più lunghe e frequenti. Se le perdiamo, si perde anche un importante alleato naturale contro la crisi climatica.
Un campanello d’allarme globale
“Il Mediterraneo è un hotspot del cambiamento climatico”, ha spiegato Karina von Schuckmann di Mercator Ocean International, organizzazione no-profit che monitora lo stato degli oceani. E i dati lo confermano: secondo lo studio citato dalla BBC, il numero di giorni con caldo marino estremo è triplicato negli ultimi 80 anni.
Questo fenomeno non riguarda solo i pesci. Mari più caldi significano anche maggiore evaporazione e piogge più intense, che possono trasformarsi in alluvioni devastanti, come quelle avvenute in Libia nel 2023 e a Valencia nel 2024, dove hanno perso la vita centinaia di persone. E non finisce qui: la temperatura elevata riduce l’effetto rinfrescante delle brezze marine. Risultato? Le città costiere rischiano di diventare vere fornaci se dovessero verificarsi nuove ondate di calore nei prossimi mesi.
Cosa possiamo aspettarci per il resto dell’estate?
L’oceanaografa Aida Alvera-Azcárate dell’Università di Liegi non ha usato mezzi termini: “Siamo molto preoccupati, ma questo fenomeno si ripeterà sempre più spesso”. Anche Marta Marcos, docente all’Università delle Baleari, ha sottolineato che la stagione estiva sta diventando più lunga e intensa, soprattutto per chi vive in prossimità del mare.
In sintesi, il Mar Mediterraneo, tanto amato per le vacanze, sta diventando un indicatore anticipato degli effetti del riscaldamento globale. Come ha detto Dan Smale, ricercatore della Marine Biological Association, “è il canarino nella miniera di carbone del cambiamento climatico”. E se oggi l’acqua calda può sembrare piacevole per un bagno estivo, domani potrebbe significare la fine di un intero ecosistema.






















