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CURIOSITÀ 06 GENNAIO 2026

Nel 2026 le barriere coralline potrebbero morire del tutto

Matteo Polimeni

Matteo Polimeni

Editor e videomaker

Editor e videomaker con l’anima da storyteller. Mi muovo tra design, arte e architettura, giocando con la comunicazione.

Occupano meno dell’1% dei fondali oceanici, ma sostengono circa un quarto di tutta la vita marina conosciuta. Le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più complessi e affascinanti del pianeta, e allo stesso tempo tra i più fragili. Negli ultimi decenni, però, qualcosa si è incrinato: tra riscaldamento globale, inquinamento e attività umane sempre più invasive, una parte consistente di questi “giardini sottomarini” è già scomparsa. Oggi gli scienziati lanciano un nuovo allarme e puntano lo sguardo su una data precisa: il 2026. Un anno che potrebbe segnare un prima e un dopo per molte barriere coralline tropicali, avvicinandole pericolosamente a un punto di non ritorno.

Il punto di non ritorno per le barriere coralline è il 2026

Il timore degli esperti è che il 2026 possa rappresentare una soglia critica per le barriere coralline di acqua calda. Dopo le ondate di calore oceaniche record del 2023 e del 2024, che hanno causato episodi di sbiancamento in decine di Paesi, molte barriere non hanno avuto il tempo necessario per riprendersi. Normalmente, questi ecosistemi riescono a “respirare” durante le fasi più fresche dei cicli climatici naturali, come La Niña. Ma il cambiamento climatico sta alterando profondamente questi equilibri.

Il problema è che fenomeni come El Niño stanno diventando più frequenti e intensi, mentre i periodi di tregua si accorciano. Se, come previsto, un nuovo El Niño dovesse manifestarsi nel 2026, molte barriere si troverebbero ad affrontare un nuovo stress termico senza aver ancora superato il precedente. In questi casi, il rischio non è solo lo sbiancamento temporaneo, ma un vero e proprio collasso dell’ecosistema.

Quando le temperature dell’acqua restano troppo elevate a lungo, i coralli espellono le alghe microscopiche che vivono in simbiosi con loro e che forniscono nutrimento e colore. Il risultato è il cosiddetto sbiancamento. Se lo stress continua, i coralli muoiono e vengono rapidamente colonizzati dalle alghe, rendendo estremamente difficile una futura rigenerazione. Alcune barriere hanno già superato questa soglia e, a livello locale, il 2026 potrebbe segnare un colpo durissimo, se non definitivo.

Perché è importante preservare la barriera corallina

Proteggere le barriere coralline non è solo una questione ambientale, ma anche sociale, economica e culturale. Nonostante la loro estensione ridotta, questi ecosistemi ospitano circa il 25% di tutte le specie marine, offrendo rifugio, aree di riproduzione e fonti di cibo a migliaia di organismi. La loro scomparsa innescherebbe un effetto domino capace di alterare intere catene alimentari oceaniche, con conseguenze ancora difficili da prevedere.

Le barriere coralline svolgono anche una funzione fondamentale nella protezione delle coste. Agiscono come vere e proprie barriere naturali, assorbendo gran parte dell’energia delle onde e riducendo l’impatto di tempeste, uragani ed erosione. Senza di esse, molte comunità costiere sarebbero molto più esposte a eventi climatici estremi, con danni economici e umani significativi.

C’è poi l’aspetto economico: centinaia di milioni di persone nel mondo dipendono direttamente o indirettamente dalle barriere coralline per il proprio sostentamento, attraverso la pesca e il turismo. A questo si aggiunge un valore meno visibile ma altrettanto importante, legato alla ricerca scientifica e medica. Molti organismi che vivono nelle barriere producono sostanze con potenziali applicazioni farmacologiche, aprendo la strada a nuovi trattamenti per malattie gravi.

Preservare le barriere coralline significa quindi difendere la biodiversità, proteggere le coste, garantire sicurezza alimentare e investire nel futuro del pianeta. E il tempo, ormai, è una risorsa sempre più limitata.

Nel 2026 le barriere coralline potrebbero morire del tutto
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