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CURIOSITÀ 27 APRILE 2024

Campi Flegrei verso il disastro: possiamo fidarci degli esperti?

L’area dei Campi Flegrei è una delle aree vulcaniche più pericolose al mondo ed è stata negli ultimi mesi al centro delle cronache per il rischio sismico connesso al fenomeno bradisismico. L’allerta sul fronte terremoti rimane alta e c’è già un piano di evacuazione ma, al di là delle misure da prendere dopo un eventuale evento catastrofico, è possibile prevedere il luogo e il momento precisi in cui avverrà un’eruzione vulcanica? Al momento, quello che l’uomo e la scienza riescono a fare è il monitoraggio vulcanico, il quale permette di osservare e studiare i fenomeni e le variazioni che precedono e accompagnano le eruzioni, cercando di ricavarne abbastanza conoscenze da riuscire in futuro a fare previsioni attendibili.

Campi Flegrei sotto controllo: come vengono monitorati

Il monitoraggio dei Campi Flegrei è una complessa operazione condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), la massima autorità scientifica italiana in materia di vulcani. Quest’ultimo ha messo in campo un sistema di reti strumentali in grado di ricavare numerose informazioni di tipo fisico, chimico e geologico sui vulcani che compongono la caldera flegrea.

Tra i parametri osservati ci sono la deformazione del suolo, la variazione dell’inclinazione dei suoli e la sismicità che nei Campi Flegrei accompagna proprio il sollevamento dei suoli e che viene monitorata con la rete sismica permanente. Quest’ultima può contare su una trentina di postazioni terrestri e marine, alla quale si aggiunge l’altra dozzina di stazioni della rete sismica mobile. Ci sono poi la rete gravimetrica, la rete mobile all’infrarosso termico e la rete geochimica permanente, tutte importanti per monitorare segnali di potenziale attività vulcanica.

Un punto di rilievo è la rete multiparametrica MEDUSA (Multiparametric Elastic-beacon Devices and Underwater Sensors Acquisition system), una delle più avanzate al mondo, presente al largo di Pozzuoli. Questo sistema, gestito dall’Ingv, è composto da quattro boe dotate di strumenti geofisici e oceanografici, che trasmettono dati in tempo reale alla sala monitoraggio di Napoli, permettendo di misurare con precisione i movimenti del fondale marino, tipici del bradisismo.

Il monitoraggio sulle case a rischio per il bradisismo

Durerà tre mesi la prima ricognizione sugli edifici privati nelle zone colpite dal bradisismo nei Campi Flegrei. Squadre di tecnici si muoveranno tra i Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Napoli, per l’analisi della vulnerabilità dei fabbricati. Sarà un lavoro articolato, che prenderà in esame circa 12mila strutture.

Le verifiche della vulnerabilità degli edifici avverranno nella “zona di intervento”, dove il suolo si è sollevato di dieci centimetri, e nella zona “ristretta”, con un sollevamento di circa 30 centimetri. Lo studio coinvolge anche i Centri di Competenza, come il Centro studi Plinius dell’Università Federico II e il Consorzio ReLuis.

Al termine di questa fase, sarà realizzata una mappa di sintesi che evidenzierà le aree più vulnerabili, permettendo ai cittadini interessati di richiedere ulteriori approfondimenti sui singoli edifici. L’obiettivo è quantificare il fabbisogno economico per la riqualificazione sismica degli edifici e stabilire come lo Stato aiuterà i privati a metterli in sicurezza. Il monitoraggio su cosa sta succedendo ai Campi Flegrei rimane chiaramente un processo complesso, che coinvolge diverse istituzioni e tecnologie avanzate.

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