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NOTIZIE 01 GIUGNO 2024

Guai per Google dopo il Leak che svela i segreti dell’algoritmo

Google è probabilmente il motore di ricerca più celebre al mondo. Almeno una volta nella vita (ma presumibilmente sono molte di più) chiunque si è servito di questo prezioso aiuto per la ricerca di siti web, informazioni o prodotti. Ora, dopo più di 35 anni di onorata carriera, è finito nei guai, forse per la prima volta da quando è stato fondato il 4 settembre 1998. Google è una multinazionale tecnologica statunitense, nata da un’idea di Larry Page e Sergey Brin, mentre erano studenti all’Università di Stanford. La società è principalmente conosciuta per il suo motore di ricerca, ma negli anni ha ampliato il suo raggio d’azione per includere una vasta gamma di prodotti e servizi tecnologici.

Google deve fare i conti con un Leak, alias con una fuga di notizie che riguarda i propri contenuti e, nella fattispecie, i segreti dell’algoritmo. Se dalla società ci si affanna a non credere ai dati che vengono spiattellati in rete, dall’altra appare chiaro che qualcosa di compromettente debba essere stato svelato.

Cos’è il Google Leak e cos’è successo

“Sono quello che ha fatto in modo che la notizia venisse fuori, per decenni Google ci ha mentito”, sono le parole dell’informatico iraniano Erfan Azimi. In un video pubblicato su YouTube ha voluto rivendicare il suo ruolo attivo nella scoperta. L’uomo avrebbe rubato 2.500 documenti interni riservati che conterrebbero la formula segreta del funzionamento del motore di ricerca nato a Mountain View, nella conte di Santa Clara. Google in mattinata ha confermato l’autenticità dei documenti.

Azimi ha notificato la scoperta a Rand Fishkin, uno dei fondatori di Moz, sito che rappresenta il punto di riferimento internazionale per il SEO e che tiene traccia da inizio millennio, di tutti i cambiamenti dell’algoritmo di Google. Fishkin, a sua volta, ha chiesto aiuto a Michael King, altro esperto SEO, che è in possesso di ulteriori informazioni che potevano essere incrociate con i dati scoperti.

In seguito di dati raccolti sono stati messi a confronto con quanto di ufficiale Google ha sempre diffuso in merito al proprio algoritmo.

Cosa è stato rivelato sull’algoritmo

I documenti trapelati svelano, tra le altre cose, il tipo di dati che Google raccoglie e utilizza, quali siti vengono privilegiati per argomenti sensibili come le elezioni oppure come Google gestisce i piccoli siti web. Da quanto trapela pare evidente che alcune informazioni siano in conflitto con le dichiarazioni pubbliche dei rappresentanti di Google.

Un esempio citato riguarda l’utilizzo dei dati di Google Chrome nel ranking dei siti. L’azienda ha sempre sostenuto di non usare i dati provenienti da Chrome per classificare le pagine per importanza. Eppure Chrome è specificamente menzionato in sezioni su come appaiono i siti web nelle ricerche. Un altro punto interrogativo è il ruolo del fattore E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità) nel ranking. Google ha affermato che non è un fattore di ranking, ma i documenti mostrano il contrario.

La società si è trovata costretta a commentare l’accaduto, parlando di ipotesi incomplete e decontestualizzate sul proprio algoritmo. Ciò che non ha potuto smentire è la preoccupante fuga di dati.

A questo punto è lecito chiedersi se Google ci stia mentendo. La risposta probabilmente è sì, ma è opportuno un approfondimento. Nella sua storia la società statunitense ha fatto tutto tranne che essere chiara sulle dinamiche che regolano il posizionamento dei risultati delle sue ricerche. Non privilegiare la trasparenza, tuttavia, evita che i malintenzionati possano utilizzarla per manipolare le classifiche. In altre parole il segreto aziendale tutela sia l’azienda che l’utente finale. Con queste premesse la difesa di Google potrebbe essere meno goffa: basterebbe dichiarare che i dati trafugati, per quanto reali, siano stati testati solo per un periodo limitato di tempo o essere stati modificati. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Chi si aspetta chiarezza o dissipare i dubbi di fronte a una fuga di notizie che riguarda l’algoritmo di Google rimarrà deluso.

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