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BUONO A SAPERSI 16 MAGGIO 2026

Ebola, nuovo allarme in Congo: cos’è e perché preoccupa ancora il mondo

L’Ebola torna a far paura in Africa centrale. Nelle ultime settimane le autorità sanitarie della Repubblica Democratica del Congo hanno segnalato un nuovo focolaio del virus in alcune aree orientali del Paese, riaccendendo l’attenzione internazionale su una delle malattie infettive più letali al mondo. Sinora sono stati segnalati circa 246 casi sospetti e 65 decessi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando la situazione insieme al Ministero della Salute locale per evitare una nuova espansione dell’epidemia. La conferma è arrivata anche dall’Africa CDC, che ha convocato una riunione di coordinamento urgente di alto livello con il Congo, l’Uganda, il Sud Sudan e i partner internazionali.

Perché il virus Ebola è così pericoloso

Il virus appartiene alla famiglia dei Filoviridae ed è stato identificato per la prima volta nel 1976 nei pressi del fiume Ebola, nell’allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di una febbre emorragica virale altamente contagiosa e con un tasso di mortalità che, in alcune epidemie, ha superato il 50%.

Una nuova epidemia di Ebola interessa il Congo, ma preoccupa le autorità sanitarie di tutto il mondo. La trasmissione, infatti, avviene attraverso il contatto diretto con sangue, fluidi corporei o tessuti di persone infette, vive o decedute. Anche oggetti contaminati, come aghi o strumenti medici non sterilizzati, possono diffondere il virus Ebola. Gli esperti ritengono che il serbatoio naturale siano alcune specie di pipistrelli della frutta presenti nelle foreste tropicali africane.

I sintomi iniziali possono sembrare simili a quelli di altre infezioni: febbre alta, debolezza intensa, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Nelle fasi successive compaiono vomito, diarrea, insufficienza renale ed epatica e, nei casi più gravi, emorragie interne ed esterne. Secondo gli esperti, la diagnosi precoce è fondamentale per contenere la diffusione della malattia e aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Epidemia in Congo, Paese fragile a rischio

L’attuale focolaio di Ebola in Congo si inserisce in un contesto sanitario molto fragile. Le aree colpite sono spesso caratterizzate da povertà, infrastrutture limitate e difficoltà di accesso alle cure mediche. Inoltre, i conflitti armati presenti in alcune regioni orientali complicano ulteriormente il lavoro delle squadre sanitarie e delle organizzazioni umanitarie.

Secondo la BBC, le autorità locali stanno già avviando le operazioni di tracciamento dei contatti, l’isolamento dei pazienti e delle campagne informative per la popolazione. In passato, misure di questo tipo si sono rivelate decisive per fermare la propagazione del virus.

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha però compiuto importanti progressi nella lotta al virus. Dal 2019 è disponibile un vaccino approvato dall’Oms, utilizzato soprattutto nelle campagne di vaccinazione “ad anello”, che consistono nell’immunizzare rapidamente le persone entrate in contatto con i casi confermati. Sono stati inoltre sviluppati nuovi trattamenti antivirali che hanno migliorato significativamente la sopravvivenza dei pazienti.

L’Ebola nella storia

La più grave epidemia di Ebola della storia si verificò tra il 2014 e il 2016 in Africa occidentale, colpendo soprattutto Guinea, Liberia e Sierra Leone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, in quell’occasione si registrarono oltre 28mila casi e più di 11mila morti. Da allora il virus continua a riemergere periodicamente in diverse aree africane, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo.

Gli esperti sottolineano che il rischio di diffusione globale resta oggi molto più contenuto rispetto al passato grazie ai sistemi di sorveglianza internazionale, ai protocolli sanitari e alla disponibilità di vaccini. Tuttavia, ogni nuovo focolaio viene trattato con la massima attenzione per evitare che il virus possa espandersi rapidamente in contesti sanitari fragili.

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