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CURIOSITÀ 24 APRILE 2024

Il trucco della prof per scoprire i testi scritti con l'intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è ormai diffusa ovunque e sono sempre di più gli studenti che la usano per facilitarsi nello svolgimento di un compito. Il problema è che molti copiano e incollano ciò che viene rilasciato da ChatGpt senza neanche rileggerlo e senza capire il contenuto del testo che invieranno al proprio insegnante.

Il risultato è che la valutazione non sarà sulle reali conoscenze e competenze del giovane che invece eviterà di studiare e mettersi alla prova facendosi aiutare dall’intelligenza artificiale. Ma come scoprire se un elaborato è stato realizzato con l’AI? Una professoressa ha diffuso su TikTok il suo metodo

Come funziona il trucco del cavallo di Troia inventato da una prof

Daina Petronis, un’insegnante di lingua inglese a Toronto, ha ideato un “cavallo di Troia” per identificare i saggi generati artificialmente. È la prof stessa a spiegare che “il termine cavallo di Troia deriva dalla mitologia greca ed è fondamentalmente una metafora per nascondere un’arma segreta per sconfiggere il tuo avversario. In questo caso l’avversario è il plagio”.

La donna sottolinea che nessun rilevatore di plagio attualmente è accurato al 100% perciò, per individuare chi ha usato l’intelligenza artificiale, l’insegnante invita a inserire dei suggerimenti nascosti nei compiti che ingannano ChatGpt. Per esempio si possono includere nella traccia delle parole insolite come “Frankenstein” e “banana”.

Questi termini devono essere nascosti con caratteri bianchi e di dimensioni ridotte, ma che vengono comunque letti dall’intelligenza artificiale, producendo risposte che le contengono. Se un testo presentato da uno studente conterrà queste parole, che sono assolutamente fuori contesto, si avrà la prova che è stata usata l’intelligenza artificiale e che le risposte date dall’Ai sono state copiate e incollate senza nemmeno essere lette.

Perché il metodo del cavallo di Troia può non funzionare

Il metodo del cavallo di Troia di Petronis potrebbe certamente funzionare se si consegna una traccia in word o via email ai propri studenti, ma in sistemi come l’Italia potrebbe essere meno efficace. Da noi i compiti vengono ancora scritti a mano sui diari o registrati con i registratori elettronici, perciò è impossibile inserire i due termini nascosti.

Anche all’università solitamente sono usate delle bacheche online che non permettono al professore di formattare il testo. Le falsificazioni dell’AI, ormai diffuse in tutti i campi persino nei libri di viaggi, sono perciò molto difficili da individuare per professori e docenti.

Ci sono modi per riconoscere testi scritti con l’AI?

L’AI sa persino falsificare la calligrafia dell’utente. Quindi come fare per difendersi e per imparare a riconoscere testi scritti con l’intelligenza artificiale?

Secondo OpenAi, l’azienda che ha creato il popolare chatbot ChatGPT, gli strumenti progettati per distinguere un testo generato dall’Intelligenza Artificiale da quello scritto dagli esseri umani hanno un basso tasso di accuratezza e non sono affidabili.

La società ha persino dismesso il proprio strumento sperimentale AI Classifier, pensato per individuare testi scritti da intelligenze artificiali, a causa della scarsa efficacia. Secondo OpenAI, attualmente non esiste uno strumento in grado di rilevare con precisione se un testo è stato generato da un’IA o scritto da un essere umano. Neanche ChatGPT stesso è in grado di stabilire se un testo è stato scritto da lui o da una persona.

Solo un essere umano può riuscire a individuare se un contenuto è stato creato da una macchina o da una persona perché riesce a valutare lo stile di scrittura e può notare cambiamenti improvvisi che facciano sospettare l’uso dell’IA generativa. Inoltre, testi palesemente generati da chatbot e copiati senza revisione possono contenere frasi rivelatrici inserite dalla stessa tecnologia.

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