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CURIOSITÀ 18 GIUGNO 2024

Il pesce prete è velenoso: cosa fare in caso di puntura

Il pesce prete, noto scientificamente come Uranoscopus scaber, è una specie marina appartenente alla famiglia degli Uranoscopidae. Questo pesce bizzarro e al contempo pericoloso deve il suo nome comune sia alla sua morfologia unica che alle sue abitudini di caccia. Diffuso principalmente nel Mar Mediterraneo, il pesce prete è riconoscibile per la sua testa massiccia e gli occhi rivolti verso l’alto, un adattamento che gli permette di nascondersi nella sabbia in attesa di catturare le prede. Tuttavia, è noto anche per le sue spine velenifere che possono causare dolorose punture a chiunque abbia la sfortuna di calpestarlo.

Dove vive il pesce prete

Il pesce prete è una specie bentonica, il che significa che vive prevalentemente sui fondali marini. Si trova principalmente nel Mar Mediterraneo, ma la sua distribuzione si estende anche all’Oceano Atlantico orientale, sulle coste della Spagna e del Marocco.

Predilige i fondali sabbiosi o fangosi, dove si nasconde infossandosi nel substrato lasciando sporgere solo gli occhi e la bocca. Questo comportamento gli permette di rimanere praticamente invisibile sia ai predatori che alle sue prede, e allo stesso tempo di osservare l’ambiente circostante. Si tratta di un atteggiamento comune in diversi pesci, come ad esempio la Synanceia verrucosa.

La profondità a cui vive varia notevolmente: può essere trovato dai 15 fino ai 400 metri di profondità, ma in alcune aree può essere avvistato anche in acque più basse, specialmente in prossimità delle coste italiane.

Perché si chiama pesce prete

Il nome “pesce prete” ha una duplice origine, legata sia alla sua morfologia che al comportamento. Il nome del genere Uranoscopus deriva dai termini greci “ouranos” (cielo) e “skopeo” (guardare), riferendosi alla posizione degli occhi sulla parte superiore della testa, che gli permettono di “guardare il cielo” mentre è nascosto nella sabbia. Questa morfologia è cruciale per la sua tecnica di caccia.

Il nome “prete” potrebbe riferirsi proprio all’abitudine di puntare gli occhi al cielo, o ricollegarsi all’espressione popolare “scherzo da prete”, in riferimento al modo astuto e ingannevole con cui cattura le prede. Inoltre, la forma del corpo e la presenza di un tentacolo boccale utilizzato per attirare le prede ricorda una fiammella, da cui il nome alternativo “pesce lucerna”.

Cosa fare dopo la puntura

Una puntura del pesce prete può essere molto dolorosa a causa delle sue spine velenifere situate dietro l’opercolo, la copertura branchiale. Queste spine sono una difesa efficace contro i predatori e una minaccia per gli esseri umani che accidentalmente lo calpestano.

Il veleno rilasciato provoca immediatamente dolore intenso, bruciore e prurito. Tuttavia, fortunatamente, il veleno è termolabile, il che significa che si decompone con il calore. La prima e più efficace misura da prendere in caso di puntura è immergere la zona colpita in acqua calda (ma non bollente) per almeno 30 minuti. Questo aiuta a ridurre il dolore e a neutralizzare il veleno.

In mancanza di acqua, anche la sabbia calda può essere un rimedio temporaneo. Se i sintomi persistono o peggiorano, è consigliabile consultare un medico per ulteriori trattamenti e monitoraggio. Bisogna tuttavia evidenziare che il veleno del pesce prete sembrerebbe essere meno pericoloso di quello delle tracine, pesci altrettanto insidiosi per i bagnanti.

Il pesce prete è un esempio affascinante di adattamento e inganno nel regno animale. Nonostante il suo aspetto bizzarro e le sue spine velenifere, rimane una componente importante dell’ecosistema marino, contribuendo al controllo delle popolazioni di piccoli pesci e invertebrati bentonici. Conoscere il suo habitat, l’origine del suo nome e le misure da prendere in caso di puntura può aiutare a convivere in modo sicuro con questa interessante creatura marina.

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