Dopo mesi lontano dai concerti e una lunga convalescenza, Roberto Vecchioni è tornato a cantare al Teatro Brancaccio di Roma. Un appuntamento dal valore particolare per il cantautore, che proprio su quel palco avrebbe dovuto esibirsi nel marzo 2025, prima che i problemi di salute lo costringessero a cancellare la serata. A 83 anni, l’artista ha scelto di ripartire da ciò che lo accompagna da oltre mezzo secolo, senza nascondere la fatica degli ultimi mesi e l’emozione per il ritorno davanti agli spettatori.
Il ritorno sul palco del Brancaccio dopo i problemi di salute
«Statemi vicino», ha chiesto Vecchioni durante la serata romana, raccontando quanto fosse emozionato dopo un periodo così lungo senza esibirsi. Il riferimento è stato inevitabilmente alla difficile fase iniziata con il ricovero che, nel marzo 2025, aveva portato all’annullamento del concerto al Brancaccio. In seguito aveva raccontato di essere stato in condizioni molto serie, arrivando persino a chiedere a un’infermiera se stesse per morire.
I mesi successivi sono stati segnati da un recupero tutt’altro che semplice. Dopo quattro mesi di assenza dal programma “In altre parole” di Massimo Gramellini, il cantautore aveva spiegato di essersi sentito male quasi senza rendersene conto, fino a non riuscire più a muoversi. L’intervento dei cardiochirurghi aveva permesso di superare la fase più delicata, ma la convalescenza aveva richiesto tempo e lo aveva costretto anche a interrompere il lavoro su un nuovo disco.
La prima occasione per tornare a esibirsi era arrivata a Milano, il 23 settembre 2026, dove aveva invitato anche alcuni dei medici che lo avevano seguito, tra cui quattro cardiologi. Una scelta che racconta il modo con cui ha affrontato questa nuova fase: consapevole dei limiti imposti dal fisico, ma deciso a riprendere il contatto con la scena.
Pochi giorni dopo, però, un altro contrattempo aveva portato alla cancellazione della data al Teatro Verdi di Salerno, prevista nell’ambito del Premio Charlot. «Alla mia età succede che il fisico richieda una pausa», aveva spiegato in quell’occasione. A Roma, invece, è riuscito a mantenere l’appuntamento e a trasformarlo anche in un momento di racconto personale.
Tra i brani non sono mancati commenti sull’attualità, battute sulla politica e un ricordo di Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto 2026 a 86 anni. Nel corso della serata ha anche lasciato intendere che potrebbero passare altri mesi prima di un nuovo concerto. Per questo, l’appuntamento romano ha assunto un significato particolare: non solo il ritorno dopo una lunga pausa, ma anche la possibilità di riannodare il rapporto con una platea che lo segue da generazioni.
La carriera del “professore”
Prima di diventare uno dei protagonisti della canzone d’autore italiana, Roberto Vecchioni ha costruito un percorso nel quale letteratura, insegnamento e scrittura si sono intrecciati fin dall’inizio. Nato a Carate Brianza nel 1943 da una famiglia di origini napoletane, si è laureato in Lettere classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1968. Per molti anni ha insegnato italiano, greco e latino nei licei classici, portando avanti questa attività parallelamente a quella artistica. È proprio da questo doppio percorso che deriva il soprannome di “Il professore”.
L’esperienza nel settore musicale era iniziata già negli anni Sessanta, inizialmente come autore per altri interpreti. Nel 1966 aveva pubblicato una traduzione italiana di Barbara Ann dei Beach Boys e, due anni più tardi, aveva partecipato al Festival di Sanremo come autore del brano Sera, interpretato da Giuliana Valci e Gigliola Cinquetti.
Nel 1971 arrivò il debutto come interprete delle proprie canzoni con l’album Parabola, che comprendeva anche Luci a San Siro. La popolarità crebbe ulteriormente nel 1977 grazie a Samarcanda, contenuta nell’omonimo album e ispirata alla leggenda di un soldato che cerca di sfuggire alla morte.
Nel corso dei decenni ha sviluppato uno stile fortemente riconoscibile, caratterizzato da riferimenti alla letteratura, alla mitologia, alla storia e al cinema. Un approccio che ha contribuito a renderlo una delle figure più note della canzone d’autore italiana. Tra i principali riconoscimenti figurano la vittoria al Festivalbar nel 1992 con Voglio una donna e quella al Festival di Sanremo nel 2011 con Chiamami ancora amore.


















