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CURIOSITÀ 23 MARZO 2024

Il nuovo volto della donna vampiro di Venezia trovata con un mattone in bocca

Nel cuore della magica Venezia, fra i segreti delle sue calle e i misteri delle sue lagune, si cela un’antica storia di enigma e superstizione. È una storia che si tramanda attraverso secoli di leggende, il racconto della donna vampiro di Venezia, una figura curiosa che affascina con il suo macabro segreto.

Ricostruito il volto della donna vampiro scoperta a Venezia

A Venezia, la scoperta di uno scheletro femminile con un mattone tra i denti a opera dell’italiano Matteo Borrini ha suscitato un’ondata di mistero e domande nel 2006. Risalente al XVI secolo e rinvenuto durante gli scavi sull’isola del Lazzaretto Nuovo, questo enigmatico ritrovamento iniziato ad alimentare leggende locali.

La donna vampiro ha trovato un nuovo volto nel 2024 con l’esperto forense brasiliano Cícero Moraes. Attraverso sofisticate tecniche di ricostruzione in 3D, Cícero Moraes ha portato alla luce i lineamenti di questa figura misteriosa, gettando nuova luce su un capitolo oscuro della storia di Venezia.

Lavorando sui dettagli del cranio e delle arcate dentarie, l’esperto ha provato a ricostruire l’aspetto del Vampiro di Venezia. In realtà il suo lavoro è servito principalmente a comprendere i dettagli dell’aspetto più inquietante della vicenda, quello del mattone in bocca. La sua non sarebbe infatti una ricostruzione facciale attendibile.

Il nuovo modello 3D ha confermato la tesi di Matteo Borrini sulla possibilità che il mattone sia stato inserito nella cavità orale senza danneggiare i denti. Alcuni studiosi avevano provato a contestare tale ipotesi, anche se lo studioso italiano aveva già risposto nel 2012 con un articolo sul Journal of Forensic Sciences.

Il grafico ha realizzato una mattone in polistirolo, effettuando dei test dal vivo per analizzare la deformazione della pelle e la rotazione della mandibola. Dallo studio è emerso anche un ritratto della vmapira, che però, come ha spiegato Matteo Borrini a FanPage, non è attendibile.

Il vero volto della donna vampiro di Venezia: chi l’ha ricostruito

Il professore della Liverpool John Moore University è stato il primo e unico accademico a studiare da vicino il vampiro di Venezia. È il detentore dell’unica ricostruzione facciale, che è stata eseguita da lui stesso nel 2009, quando lavorava per la National Geographic Society.

La sua ricerca era stata presentata all’American Academy of Forensic Sciences (AAFS) e in varie pubblicazioni peer-reviewed. La ricostruzione di Cìcero Moraes non sarebbe invece stata fatta secondo standard scientifici e non vi sarebbe una somiglianza con le reali caratteristiche della ricostruzione originale, presentata anche in una mostra a Venezia nel 2020.

Trovata con un mattone in bocca in uno scavo: le teorie

Ma qual era il significato di quel mattone in bocca della donna vampiro? Per comprendere il contesto di questa macabra scoperta, è necessario fare un salto indietro nel tempo, fino al XVI secolo, quando la peste regnava sovrana in Europa, la superstizione era all’ordine del giorno e venivano costruite tombe di vampiri.

Nel pieno dell’epidemia poteva capitare di riesumare un corpo non del tutto decomposto, a causa di condizioni ambientali favorevoli alla sua conservazione. Come riportano anche scritti dell’epoca, a volte le salme erano gonfie e umide all’altezza del volto, spesso deforme all’altezza della bocca.

Come sappiamo oggi, però, i cadaveri non si risvegliavano nella notte per diffondere malattie e succhiare il sangue delle vittime. Il cavo orale è più umido e ricco di batteri, come ha spiegato Matteo Borrini, e questo può aver alimentato la credenza nei vampiri.

Il mattone nella bocca della donna vampiro è stato interpretato dallo studioso come un tentativo disperato di fermare la sua presunta sete di sangue. I becchini, convinti che il vampiro potesse mordere altre vittime per diffondere la peste, inserirono il mattone nella sua bocca per impedirle di nuocere ulteriormente.

Ma questa non è che una delle molteplici interpretazioni dietro il ritrovamento dei resti della vampira. Altri ricercatori suggeriscono che il mattone potesse essere un rito per neutralizzare il presunto vampiro, mentre altri lo considerano semplicemente un atto di precauzione per evitare la diffusione della malattia.

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