Negli ultimi anni il nome lanterna maculata è comparso sempre più spesso nelle cronache internazionali legate all’agricoltura e alla tutela dell’ambiente. Questo insetto, scientificamente noto come Lycorma delicatula, è considerato una delle specie invasive più preoccupanti del momento. Dalla Cina agli Stati Uniti, la sua diffusione ha acceso un campanello d’allarme anche in Europa. E ora la domanda è se anche l’Italia rischia un’invasione.
Cos’è la lanterna maculata e perché è pericolosa
A prima vista potrebbe sembrare una farfalla esotica. In realtà la lanterna maculata è una cicalina originaria della Cina e del Sud-Est asiatico, diventata nota per la sua capacità di devastare coltivazioni e alberi. È stata individuata per la prima volta negli Stati Uniti nel 2014, in Pennsylvania, e in poco più di un decennio si è diffusa in ben 19 Stati della costa orientale.
Il suo aspetto è inconfondibile: ali anteriori grigiastre con macchie nere, ali posteriori con fasce bianche e nere e una vistosa porzione rossa punteggiata. A riposo ricorda una falena. Le femmine, leggermente più grandi dei maschi, possono raggiungere i 27 millimetri di lunghezza.
La lanterna maculata si nutre della linfa delle piante grazie a un apparato boccale pungente-succhiante. Tra le sue “vittime” preferite c’è l’ailanto (Ailanthus altissima), anch’esso invasivo, ma adora anche piante più preziose come la vite, il luppolo, gli aceri, gli alberi da frutto e altre specie forestali. Durante l’alimentazione indebolisce progressivamente la pianta, provocando disseccamenti dei rami e un generale deperimento.
Non solo. L’insetto produce grandi quantità di melata, una sostanza zuccherina che favorisce la comparsa della fumaggine, una patina nera causata da funghi saprofiti. Questo rivestimento ostacola la fotosintesi e peggiora ulteriormente lo stato della pianta. Persino il miele può risentirne: se le api si nutrono di questa melata, il prodotto finale può assumere un retrogusto affumicato.
L’impatto economico può essere enorme. Uno studio condotto in Pennsylvania ha stimato che, in assenza di controllo, i danni potrebbero arrivare a centinaia di milioni di dollari l’anno.
La forza di questa cicala sta nella sua genetica
La diffusione così rapida della lanterna maculata non è casuale. Secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, la chiave potrebbe trovarsi nel suo patrimonio genetico.
I ricercatori hanno confrontato popolazioni urbane e rurali in Cina e negli Stati Uniti, scoprendo differenze significative. Nelle aree urbane di Shanghai, ad esempio, le lanterne maculate hanno sviluppato una maggiore tolleranza allo stress ambientale rispetto a quelle rurali. Vivere in città – tra temperature più elevate, inquinamento e presenza di pesticidi – avrebbe favorito l’evoluzione di geni capaci di migliorare la disintossicazione e la resistenza alle sostanze chimiche.
In altre parole, le città potrebbero aver funzionato come veri e propri “laboratori evolutivi”. Questa adattabilità genetica avrebbe poi facilitato l’espansione in nuovi territori, come gli Stati Uniti, dove le popolazioni analizzate risultano geneticamente simili anche a centinaia di chilometri di distanza. Questa capacità di adattarsi rapidamente e di tollerare un’ampia gamma di tossine potrebbe rendere la lanterna maculata particolarmente difficile da contenere.
L’Italia è a rischio invasione?
Il rischio che queste cicale arrivino in Italia non è un’ipotesi remota. La sua diffusione naturale è piuttosto limitata, ma il commercio internazionale rappresenta una via di ingresso concreta. Le uova, protette da rivestimenti cerosi che le difendono dall’essiccamento, possono essere deposte non solo sulle piante ospiti ma anche su superfici inerti: legno lavorato, imballaggi, container, veicoli, pietre e altri materiali. Questo significa che possono viaggiare “in incognito” per lunghe distanze.
Per un Paese come l’Italia, con un patrimonio vitivinicolo e frutticolo di enorme valore, l’arrivo della lanterna maculata rappresenterebbe una minaccia concreta. I vigneti, già messi alla prova dai cambiamenti climatici e da altre fitopatie, potrebbero subire danni significativi. Proprio per questo il monitoraggio e le misure preventive sono fondamentali. Non è la prima volta che l’Italia deve far fronte a minacce di specie aliene. La città di Milano è infatti in continua osservazione anche per per un altro parassita delle piante la Takahashia japonica che da tempo infesta il verde del capoluogo meneghino.






















