Ogni anno, due volte l’anno, spostiamo le lancette dell’orologio di un’ora. È un gesto automatico, quasi rituale, ma come reagisce davvero il nostro cervello al cambio d’orario? Uno studio recente del Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, condotto insieme ad altri centri di ricerca italiani, ha analizzato decine di studi sul tema. Il risultato sembra chiaro: l’ora legale non è solo una questione di abitudine, ma un vero scossone ai nostri ritmi biologici.
Quando cambiamo l’ora, il corpo deve “resettarsi”
Il passaggio all’ora legale, che anticipa le giornate di un’ora, è una mini jet lag sociale. Il nostro cervello funziona grazie a un ritmo circadiano, un orologio interno che regola sonno, veglia, temperatura corporea e produzione ormonale. Quando questo ritmo viene alterato, anche solo di 60 minuti, il corpo ha bisogno di tempo per ricalibrarsi.
Secondo lo studio Neuromed, il passaggio primaverile all’ora legale provoca una riduzione della qualità e della durata del sonno, soprattutto nei cosiddetti cronotipi serali, i “gufi”, cioè le persone che tendono a coricarsi tardi e ad avere un ritmo biologico più spostato verso la notte.
Nei giorni successivi al cambio, questi individui tendono a dormire di meno, avere un sonno più frammentato e sperimentare maggiore sonnolenza diurna. Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno è più “gentile” con il corpo, e in alcuni casi può persino migliorare temporaneamente la durata del riposo.
Perché la luce conta più di quanto pensiamo
L’effetto del cambio d’ora non dipende solo dall’orologio, ma soprattutto dalla luce solare, che è il principale “regolatore” dei nostri ritmi biologici. Quando le giornate si accorciano, la quantità di luce naturale diminuisce e il cervello risponde producendo più melatonina, l’ormone che induce il sonno, e meno serotonina, che influisce sull’umore. Persino il cibo può cambiare come ti senti: ecco alcuni alimenti che migliorano l’umore.
Questo spiega perché molte persone in autunno e inverno si sentano più stanche, irritabili o giù di morale. Non è suggestione: è biologia. La luce agisce su alcune cellule della retina chiamate cellule gangliari retiniche fotosensibili, che inviano segnali diretti all’ipotalamo, l’area del cervello che regola i ritmi circadiani. Quando la luce diminuisce, questi segnali si indeboliscono e l’organismo rallenta, come se entrasse in modalità “risparmio energetico”.
Il cervello ama la luce serale (e non solo per l’umore)
Uno dei motivi per cui molti italiani preferirebbero mantenere l’ora legale tutto l’anno è proprio la luce della sera. Secondo un sondaggio condotto da YouGov, il 69% degli intervistati vorrebbe giornate più lunghe anche in inverno, convinto che questo migliorerebbe l’umore e la qualità della vita. E la scienza, almeno in parte, dà loro ragione: più ore di luce serale significano più tempo all’aperto, più movimento, più socialità. Tutti elementi che contribuiscono al benessere psicologico. La questione però è più complessa. L’esposizione alla luce serale artificiale (come quella degli schermi) può invece ingannare il cervello, spingendolo a produrre meno melatonina e peggiorando la qualità del sonno. Insomma, non tutte le luci sono uguali, e se soffri d’insonnia questo rimedio potrebbe aiutarti.
Cosa dice la scienza sul cambio d’ora
Analizzando i 27 studi internazionali, i ricercatori di Neuromed hanno confermato che gli effetti del cambio d’ora sono realmente misurabili. Il sonno si accorcia, la vigilanza diminuisce e il corpo impiega più giorni del previsto per tornare in equilibrio. Anche se la variazione è minima – un’ora soltanto – l’impatto biologico può essere significativo, specialmente per chi già soffre di insonnia o ha orari irregolari.
Lo studio sottolinea però anche un altro punto: molte ricerche sul tema hanno campioni ridotti e metodi diversi, quindi servono ulteriori indagini per comprendere a fondo il legame tra sonno e ora legale. Ciò che emerge con chiarezza è che i cambi stagionali non sono neutri: influenzano il nostro organismo, il nostro umore e persino la nostra produttività.






















