Le truffe sugli affitti online sono diventate una delle insidie più diffuse per chi cerca una casa in tempi di forte domanda. Piattaforme note, annunci patinati, host con nomi stranieri: tutto sembra credibile fino al momento in cui il denaro sparisce. È quello che è accaduto a una giovane residente a Brunico, convinta di aver trovato un appartamento disponibile su Airbnb e invece finita nella rete di un raggiro costruito nei minimi dettagli. La caparra di mille euro non è mai arrivata a destinazione e l’alloggio, semplicemente, non esisteva.
Un annuncio perfetto… per una casa che non c’era
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’intera trappola era stata preparata con cura: un annuncio fotografico ben realizzato, un presunto proprietario straniero a rendere più credibile la proposta e una comunicazione simile a quella ufficiale della piattaforma. Un mix che ha convinto la ragazza a fidarsi e a procedere con quello che credeva essere un pagamento protetto.
Il punto debole – e il vero gancio della truffa – è stato proprio quel passaggio. Il pagamento, presentato come parte del sistema ufficiale di Airbnb, è stato in realtà dirottato su un conto personale completamente scollegato dalla piattaforma. Quando la giovane si è accorta dell’assenza di conferme reali, era ormai troppo tardi: l’appartamento non esisteva e la caparra era già sparita.
L’intervento dei Carabinieri e la pista che porta a un 24enne
Dopo la denuncia, i Carabinieri di Brunico hanno avviato accertamenti bancari e informatici. Le verifiche hanno permesso di identificare il titolare del conto su cui erano confluiti i soldi: un 24enne già noto alle forze dell’ordine per reati simili. L’indagine ha portato alla denuncia per truffa e al sequestro del conto, passaggio fondamentale per tentare di recuperare almeno parte della somma sottratta.
Come funziona una truffa d’affitto e perché è così credibile
Le truffe di questo tipo giocano su elementi ben studiati:
- Host stranieri che trasmettono una sensazione di professionalità o distanza che giustifica procedure “diverse dal solito”.
- Annunci con foto reali, spesso rubate da altri immobili realmente in affitto.
- Messaggi che imitano le comunicazioni ufficiali, così da indurre chi cerca casa a non accorgersi delle anomalie.
- Richieste di pagamento esterne alle piattaforme, sempre giustificate da motivi urgenti o di sicurezza.
Tutto è progettato per far perdere lucidità a chi ha bisogno di trovare un alloggio in fretta, soprattutto nelle zone turistiche o nei periodi di alta stagione. Fenomeni simili stanno emergendo anche su piattaforme note: in alcuni casi gli host utilizzano foto manipolate con l’AI per ingannare i potenziali affittuari.
Come evitare di cadere nella stessa trappola
Le forze dell’ordine e gli esperti del settore immobiliare sottolineano alcune regole semplici ma essenziali:
- non versare mai caparre al di fuori dei sistemi ufficiali delle piattaforme;
- verificare recensioni e cronologia dell’host prima di accettare qualsiasi accordo;
- chiedere foto aggiuntive o video in tempo reale dell’appartamento;
diffidare delle richieste di bonifici su conti privati, anche se motivate da “procedure interne”; - mantenere la comunicazione sempre all’interno dell’app o del sito web.
Questi accorgimenti non eliminano totalmente il rischio, ma riducono drasticamente la possibilità di finire in un raggiro come quello avvenuto a Brunico.
In caso di sospetto, la prima mossa è conservare tutto: messaggi, ricevute, email, screenshot. La seconda è rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine. Le segnalazioni tempestive, infatti, rendono più semplice il blocco dei conti utilizzati dai truffatori e aumentano la possibilità di recuperare i soldi.






















