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LIFESTYLE 10 APRILE 2024

Perché gli uragani mediterranei sono in aumento: scoperta l'origine dei Medicane

Gli uragani mediterranei sono aumentati significativamente nel corso degli ultimi anni. Si tratta di un fenomeno a cui non eravamo certo abituati fino a pochissimi decenni addietro, ma con il quale abbiamo dovuto imparare a familiarizzare.

Ciò che fino a poco tempo fa era una prerogativa di altri punti del pianeta, ora è diventata un’emergenza anche in Italia. Un pericolo che si deve conoscere per poter fronteggiare. I cambiamenti climatici hanno portato a veri e propri sconvolgimenti dell’ecosistema e ambientali, che si ripercuotono sulle nostre vite, mettendoci di fronte a scenari inediti.

I Medicane non sono altro che gli uragani che riguardano il mar Mediterraneo e ora gli esperti hanno scoperto l’origine di questo devastante evento climatico.

Scoperta l’origine dei cicloni tropicali mediterranei: come si formano

La scoperta dell’origine dei cicloni tropicali mediterranei è un vanto tutto italiano. Un vasto team di ricercatori degli atenei di Bari, Catania, Genova e Venezia Ca’ Foscari, ma anche del Cnr-Isac e dell’area marina protetta del Plemmirio, ha identificato una riduzione della temperatura del mare alcuni giorni prima dello sviluppo dei Medicane, quelli che sono comunemente noti come uragani mediterranei.

Lo studio è stato pubblicato su Nature e ha analizzato le temperature superficiali del mare nei giorni immediatamente precedenti la genesi di 52 differenti eventi di cicloni utilizzando dei satelliti. L’arco temporale preso in esame era compreso tra il 1969 al 2023. La temperatura marina registrata era inferiore anche di 4°C rispetto al normale nei casi più estremi.

I cicloni studiati avevano caratteristiche simili a quelli tropicali, ma si è notato che gli effetti da essi prodotti hanno portato a danni maggiori sia lungo le coste che nell’entroterra.

Lo studio di UniGe serve a prevedere la formazione dei Medicane

A quanto si è appreso la diminuzione della temperatura del Mediterraneo può essere considerata un campanello d’allarme, un avviso per ciò che potrebbe capitare da lì a breve.

Lo studio serve a prevedere la formazione dei Medicane

Lo studio andrà ancora verificato sul campo e avrà bisogno di nuovi approfondimenti, ma i risultati fin qui raccolti sono incoraggianti e potranno portare presto a una previsione accurata di eventi atmosferici potenzialmente dannosi.

Giovanni Scicchitano ha spiegato che sarà importante sarà verificare l’efficienza e la validità del thermal drop su un numero maggiore di eventi, soprattutto per quello che riguarda i cicloni extra-tropicali. Altro elemento importante di sviluppo sarà quello di coinvolgere un numero sempre maggiore di gruppi di ricerca che studiano i Medicane. Per far ciò è stata sviluppata una piattaforma sulla quale sono stati inseriti tutti i dati utilizzati finora nonché i dati recentemente pubblicati da altri gruppi di lavoro. L’intento è quello di sviluppare un sistema nel quale differenti gruppi di ricerca possano collaborare e condividere informazioni utili al progetto. Al contempo si sta lavorando a un algoritmo di intelligenza artificiale capace di definire in anticipo le aree che potrebbero essere maggiormente vulnerabili durante lo sviluppo di un Medicane.

Cos’è un Medicane, cosa provoca e qual è l’origine del nome

Come spiega Mario Marcello Miglietta, ordinario di Fisica dell’atmosfera all’Università di Bari, i Medicane sono simili ai cicloni tropicali e si sviluppano in seguito a forte instabilità baroclina e finiscono per intensificarsi a seguito della forte interazione tra aria e mare.

La particolarità del nome deriva dalla fusione dei termini inglesi “MEDIterranean” e “hurriCANE”. All’origine del fenomeno c’è il gradiente di temperatura tra acqua e aria sovrastante. Queste tempeste, in pratica, si formano quando la corrente a getto polare porta masse di aria fredda sul Mar Mediterraneo, in un periodo in cui è relativamente più caldo, come l’estate.

Per innescare la potenza devastante dei Medicane, che rappresentano una minaccia per l’Italia, è necessaria la formazione di un’area di convergenza nei bassi strati che determini la nascita di moti ascensionali e quindi di una piccola depressione al suolo. Tale situazione si può presentare per la presenza di un vortice isolato in quota, per il passaggio di un ramo del getto polare, per la presenza di un gradiente termico verticale in prossimità del suolo, o per presenza di un’area di discontinuità frontale quasi stazionaria al livello del mare.

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