Quando si parla di corsa all’oro, la mente va subito a quel fenomeno del XIX secolo che si è verificato con la scoperta di enormi giacimenti, con una rapida migrazione di persone verso le aree di estrazione nella speranza di arricchirsi, con un enorme impatto economico, sociale e ambientale.
La recente scoperta del più grande giacimento di oro al mondo non può però passare in sordina. Nel XXI secolo le corse all’oro avvengono ancora, soprattutto in Africa, Sud America e Asia. Il nuovo ritrovamento potrebbe avere conseguenze significative per l’industria mineraria e il mercato globale.
Scoperto in Cina un giacimento d’oro da 80 miliardi
Un enorme giacimento di oro di alta qualità è stato scoperto nella Cina centrale. Contiene circa 1.100 tonnellate del prezioso metallo. Il Geological Bureau della provincia di Hunan ha annunciato la presenza di 40 vie aurifere a una profondità di circa 2 chilometri nella contea nord-orientale di Pingjiang.
Conterrebbero da sole circa 300 tonnellate di oro. Un modello 3D suggerisce che ulteriori riserve potrebbero trovarsi fino a una profondità di 3 chilometri.
I campioni di carotaggio indicano che ogni tonnellata di materiale potrebbe contenere fino a 138 grammi di oro. Si tratta di una qualità straordinaria, considerando che un minerale sotterraneo è considerato pregiato se contiene più di 8 grammi d’oro per tonnellata. La stima legata al valore di questo giacimento si aggira intorno agli 80 miliardi di dollari.
La scoperta del più grande giacimento d’oro del globo ha fatto subito aumentare il prezzo del prezioso metallo, che continua a salire in un clima di crescente incertezza globale.
Gli esperti sono divisi sull’esistenza di altri giacimenti simili e sulla possibilità di aver raggiunto il “picco dell’oro”, ovvero il punto in cui la quantità di riserve economicamente estraibili potrebbe iniziare a diminuire.
Le più grandi miniere d’oro al mondo
Come detto la Cina detiene il primato mondiale di estrazione d’oro, ma le grandi miniere del pianeta non si limitano a quel territorio. Sono distribuite in diverse aree, ognuna caratterizzata da impressionanti volumi di produzione e rilevanza strategica.
Muruntau è la più grande miniera a cielo aperto del mondo e si trova in Uzbekistan. È lunga 3,3 km e profonda 600 metri. Nel 2021 ha prodotto circa 85 tonnellate di oro ed è considerata una delle più ricche in termini di riserve aurifere, con circa 4.200 tonnellate disponibili.
La Nevada Gold Mines (Stati Uniti) è la più produttiva del mondo. Nel 2021 ha estratto circa 94 tonnellate di oro grazie al ricco filone del Carlin Trend, una formazione geologica estesa per 56 km.
Non si può non citare la miniera Grasberg (Indonesia), famosa non solo per l’oro, ma anche per la produzione di rame e argento. Situata a oltre 4.000 metri di altitudine, è stata a lungo una miniera a cielo aperto prima di passare all’estrazione sotterranea.
Nella Siberia orientale troviamo Olimpiada, una delle miniere più produttive della Russia. In Canada, Canadian Malartic nel 2021 ha prodotto circa 20 tonnellate di oro.
Dove si estrae l’oro in Italia
Tutte queste miniere rappresentano alcune delle principali fonti di oro a livello globale e continuano a giocare un ruolo cruciale nel mercato mondiale del metallo prezioso. E per quanto riguarda l’oro in Italia?
I numeri del nostro Paese sono ben lontani da quelli sopra citati. I siti di estrazione sono principalmente concentrate nelle Alpi piemontesi, in particolare nella zona del Monte Rosa, che comprende le valli di Ayas, Macugnaga e Alagna.
La regione rappresenta il più grande comprensorio aurifero italiano. Le miniere della zona sono state sfruttate per secoli, a partire dai tempi degli Antichi Romani, che utilizzavano tecniche rudimentali per estrarre il prezioso metallo.
La miniera della Guia è nota per le sue gallerie profonde e complesse, scavate nel corso di oltre 250 anni. Qui l’oro è spesso associato a filoni verticali di quarzo, formatosi milioni di anni fa durante l’orogenesi alpina.
Oggi molte delle miniere italiane sono chiuse o trasformate in musei ed ecomusei, come quello di Gorno in Lombardia. Tutte insieme contribuiscono a raccontare la storia mineraria italiana e offrono esperienze educative e turistiche.