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CURIOSITÀ 22 NOVEMBRE 2025

Cani blu a Chernobyl: il mistero che intriga gli scienziati

Stefania Cicirello

Stefania Cicirello

Editor e videomaker

Content writer, video editor e fotografa, ho conseguito un master in Digital & Social Media Marketing. Negli anni ho sviluppato competenze nella creazione di contenuti digitali, integrando creatività e abilità tecniche in diversi progetti online e adattando i contenuti alle diverse piattaforme.

Nelle zone abbandonate attorno alla centrale di Chernobyl alcune persone si sono imbattute in alcuni cani randagi dal pelo blu intenso. Le immagini, diffuse dall’organizzazione Dogs of Chernobyl, hanno fatto rapidamente il giro del mondo: tre animali perfettamente in vita, con un mantello di un colore innaturale, immortalati tra rovine, vegetazione selvaggia e residui industriali. Il fenomeno ha subito acceso le domande della comunità scientifica, ma anche dei curiosi, alimentando sospetti, ipotesi e inevitabilmente qualche teoria fantasiosa. Eppure, come spesso accade a Chernobyl, ciò che sembra fantascienza potrebbe avere radici molto più concrete.

Le foto virali e le prime domande degli esperti

Le foto pubblicate da Dogs of Chernobyl mostra tre cani muoversi liberamente nei pressi della centrale. L’organizzazione, che dal 2017 si occupa della popolazione canina nella zona, ha confermato che si tratta di un evento mai visto prima, specificando che gli animali apparivano attivi, reattivi e in buone condizioni generali.

Il punto più controverso rimane la provenienza delle immagini: non è chiaro quando siano state registrate, chi le abbia filmate e se siano passate attraverso filtri o alterazioni digitali. Alcuni scienziati, infatti, non escludono che la colorazione blu possa essere il risultato di editing o di AI generativa. Ma nonostante i dubbi iniziali, lo sguardo della ricerca si è rivolto verso l’ambiente, notoriamente uno dei più contaminati della Terra, dove sostanze chimiche e residui industriali convivono accanto alla fauna selvatica.

Non è radioattività: cosa può rendere blu il pelo dei cani

La domanda è stata immediata: le radiazioni possono aver colorato di blu il pelo degli animali?
La risposta degli esperti è netta: no. Il colore blu, spiegano veterinari e chimici ambientali, può derivare invece dal contatto con sostanze presenti nel terreno o nell’acqua. Tra le ipotesi più probabili emergono:

  • polveri di rame o solfati di rame, spesso utilizzati in passato in ambito agricolo o industriale;
  • pigmenti naturali prodotti da alghe o cianobatteri, capaci di rilasciare sfumature blu-verdi;
  • vernici, metalli ossidati e coloranti artificiali, presenti nei rifiuti ancora disseminati nella zona.

Questi materiali possono aderire al pelo o legarsi alla cheratina, creando un colore persistente ma non necessariamente pericoloso per la salute dell’animale. La tesi più accreditata, ad oggi, è dunque quella della contaminazione superficiale.

I cani della Zona Rossa: un’eredità del 1986

Per comprendere il contesto bisogna ricordare che i cani di Chernobyl discendono dagli animali domestici lasciati lì durante l’evacuazione del 1986. Oggi sono circa 700 i randagi monitorati dalla Dogs of Chernobyl all’interno della zona di esclusione, un territorio di 18 miglia quadrate quasi del tutto privo di presenza umana.

Da anni, questi animali sono al centro di ricerche genetiche che stanno rivelando una sorprendente resilienza. Studi pubblicati dal 2023 in poi hanno evidenziato:

  • differenze genetiche significative rispetto ai cani che vivono anche solo a 10–15 chilometri di distanza;
  • variazioni in geni potenzialmente associati alla risposta a contaminanti ambientali;
  • due popolazioni geneticamente distinte, una vicina ai reattori e una nell’area urbana di Chernobyl.

Chernobyl come laboratorio vivente

L’avvistamento dei cani blu si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi anni ha visto emergere altri casi di fauna “insolita”: lupi potenzialmente più resistenti al cancro, rane dalla pigmentazione scurissima, cavalli selvaggi che prosperano nonostante l’esposizione cronica alle radiazioni, e persino vermi mutanti.

Gli studiosi definiscono ormai la zona un “laboratorio a cielo aperto”, dove è possibile osservare come la natura risponda a un ambiente tossico ma libero dall’uomo. Secondo il biologo Germán Orizaola, la biodiversità dell’area è sorprendentemente alta e gli animali mostrano popolazioni stabili, senza segnali evidenti di declino.

Un mistero ancora aperto, ma meno inquietante di quanto sembri

Sebbene la colorazione blu non sia collegata a mutazioni genetiche né a radiazioni, l’episodio ha riacceso il dibattito sulla resilienza delle specie nella famosa zona di esclusione. Il mistero resta aperto, ma probabilmente la risposta è più chimica che fantascientifica. Ciò che è certo è che popolazione di animali sopravvissuta a condizioni estreme è oggi al centro di studi che potrebbero aiutare a comprendere meglio gli effetti a lungo termine dell’inquinamento.

Cani blu a Chernobyl: il mistero che intriga gli scienziati
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