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CURIOSITÀ 15 GIUGNO 2026

I 5 cibi da non portare in spiaggia (neanche nella borsa frigo)

Il bello dell’estate, per gli amanti del mare, è proprio trascorrere l’intera giornata in spiaggia tra tintarella, una partita a racchettoni, un tuffo e il gustosissimo pranzo sotto l’ombrellone. C’è chi, a questo momento, dedica una preparazione precisa e anticipata munendosi di borsa frigo, piattini e posate pronte all’uso. Per evitare che il momento di relax si trasformi in un incubo, bisogna però fare attenzione agli alimenti che si decide di portare. Alcuni cibi rischiano di creare un’intossicazione alimentare, anche se mantenuti al fresco in contenitori e zaini termici.

I 5 cibi da non portare in spiaggia

L’insalata cruda, seppur fresca ed estiva, è tra gli alimenti più deperibili che esistano. Questo cibo è tra le principali fonti di malattie di origine alimentare secondo le autorità sanitarie europee.

Anche quella in busta lavata e confezionata non è priva di rischi. L’insalata in spiaggia è inevitabilmente esposta per ore a temperature che favoriscono la proliferazione batterica, il deterioramento delle foglie e — nei casi peggiori — la formazione di tossine difficili da eliminare anche cucinando.

Secondo recenti studi dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), le insalate sono tra i vettori più comuni di contaminazione da E. coli e Listeria monocytogenes, soprattutto quando la catena del freddo viene interrotta.

Altro alimento che si tende a portare per il pranzo sotto l’ombrellone è la maionese. Chi non la mette in un’insalata di riso, un wrap o un tramezzino? Invece questo condimento, tra uova crude (o poco cotte) combinate a grassi, proteine e umidità, è perfetto per la proliferazione di batteri come Salmonella e Listeria. Bastano poche ore fuori dalla temperatura di sicurezza (sotto i 4°C) per rendere un innocuo tramezzino un potenziale rischio. No anche alle maionesi vegane a base di soia o aquafaba, anche se cambia la componente batterica, resta il rischio di deterioramento rapido.

La frutta già tagliata rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio. Senza la buccia protettiva, anguria, melone etc si scaldano rapidamente, iniziano a ossidarsi e attirano insetti. Inoltre la polpa è esposta a potenziali contaminanti presenti nell’ambiente. Studi hanno rivelato che la frutta tagliata venduta da ambulanti o al bar può essere contaminata durante le fasi di pelatura, affettatura e confezionamento da Salmonella, E. coli, Listeria e Norovirus.

Meglio evitare anche salumi e carni lavorate nei panini poiché contengono batteri che si moltiplicano rapidamente non appena la temperatura supera i 4°C. Nonostante la stagionatura e i conservanti, soprattutto in condizioni di caldo estremo si rischia di dover tornare a casa con nausea e mal di stomaco.

Pochi sanno infine che il riso cotto, conservato a temperatura ambiente, è uno dei cibi più pericolosi che esistano. Il Bacillus cereus, batterio naturalmente presente nel riso crudo, produce spore resistenti alla cottura che, a temperature tra i 10°C e i 50°C, si moltiplicano producendo tossine capaci di causare vomito e diarrea anche in poche ore. Quindi l’amata insalata di riso è meglio che resti in frigo e consumata a casa.

I consigli per il pranzo in spiaggia

Per mangiare in spiaggia in sicurezza è meglio seguire alcune semplici regole.

Per prima cosa, è bene evitare che gli alimenti deperibili restino fuori dal frigorifero per più di due ore. Non riportare a casa gli avanzi se sono rimasti tutto il giorno fuori ad alte temperature.

Usate una borsa frigo diversa per le bevande in modo che i cibo non rischi di essere contaminato o di riscaldarsi a causa della continua apertura e chiusura della borsa. Abbondate con ghiaccio o piastre refrigeranti nel contenitore termico così da mantenere meglio il freddo.

Per il pranzo è consigliabile scegliere alimenti più resistenti al calore come frutta secca, crackers, formaggi a pasta dura stagionati (come il Parmigiano), hummus in confezione sigillata ed eventualmente portare un termometro tascabile per alimenti per verificare che il cibo non superi i 4 °C per più di due ore.

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