Il 2 dicembre 2025 un fatto eccezionale ha attirato l’attenzione degli amanti della natura: un esemplare di foca monaca è stato avvistato lungo la costa ravennate, nella zona della foce del Bevano, tra Lido di Classe e Lido di Dante.
Il raro avvistamento è avvenuto grazie a un pattugliamento del reparto Biodiversità dei Carabinieri Forestali di Punta Marina: si muoveva con calma, periodicamente risaliva in superficie per respirare e sembrava non essere affatto spaventata dalla presenza umana. Grazie alla collaborazione con il centro di tutela degli habitat Cestha di Marina di Ravenna, l’animale è stato identificato: è una femmina adulta, di circa due metri di lunghezza e in buona salute.
Una specie in pericolo: il significato dell’avvistamento
È una specie gravemente minacciata. Nel Mediterraneo la sua popolazione è stimata tra poche centinaia e poche decine di esemplari, e per questo è inclusa nella “lista rossa” delle specie a rischio estinzione. Tradizionalmente, in Italia questo pinnipede è presente soprattutto nelle acque tirreniche e in poche zone selezionate: la sua comparsa casuale sul litorale adriatico rappresenta dunque un evento eccezionale.
Dietro l’avvistamento della foca monaca alla foce del Bevano potrebbe esserci una combinazione di fattori: secondo gli scienziati, l’esemplare potrebbe provenire dalle coste croate o dall’Istria, spinto forse dai banchi di pesci o — come suggerito da alcuni ricercatori — da cambiamenti negli ecosistemi marini che influiscono sugli spostamenti. In sostanza, sarebbe un problema di surriscaldamento globale. Questa specie potrebbe cominciare a tornare in alcune aree italiane, quasi come se la sua presenza stesse lentamente riemergendo dopo anni di quasi totale assenza.
Perché questo avvistamento è importante
Da un lato, l’apparizione in un tratto dell’Adriatico dove la specie non è normalmente presente suggerisce che gli habitat marini e le rotte migratorie potrebbero essere in evoluzione, forse a causa di cambiamenti ambientali. Questo rende l’evento un campanello d’allarme: occorre monitorare con attenzione eventuali nuovi spostamenti o ritorni.
Dall’altro — e non è un aspetto secondario — l’avvistamento fornisce una concreta speranza di ripopolamento per la foca monaca in alcune zone del Mediterraneo italiano. Se queste segnalazioni si moltiplicano e vengono confermate con analisi e monitoraggio, potrebbe aprirsi una nuova fase di conservazione per la specie.
Le raccomandazioni dei biologi e delle autorità
Il centro Cestha e le autorità locali hanno già lanciato un appello: in caso di avvistamenti futuri è fondamentale mantenere le distanze, evitare di disturbare l’animale e segnalare l’evento agli enti competenti. Questo serve a proteggere la foca e a garantirle un rifugio sicuro, senza alterare i suoi comportamenti naturali. L’episodio sottolinea l’importanza delle aree protette — marine e terrestri — come rifugi essenziali per specie fragili e desiderose di ricostruire popolamenti in zone dove erano quasi estinte.
L’avvistamento della foca monaca alla foce del Bevano non è solo una curiosità: è un segnale prezioso che invita a riflettere sullo stato di salute dei mari, sugli effetti dei cambiamenti climatici, sull’importanza delle aree protette e — soprattutto — sul valore della biodiversità. Forse stiamo assistendo a un piccolo, ma significativo, passo verso la possibilità che specie quasi scomparse possano rigenerarsi. Se l’uomo saprà fare un passo indietro e offrire loro gli spazi e il rispetto che meritano. In un momento storico in cui l’ambiente è sotto pressione, ogni segno di speranza conta.






















