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CURIOSITÀ 03 DICEMBRE 2025

Ci sono 100 lire che valgono una fortuna: come riconoscerle

Immagina di rovistare tra oggetti polverosi in un cassetto di casa oppure dentro una vecchia scatola di fotografie e trovarti davanti una moneta da 100 lire. Basta un’occhiata spesso distratta e invece, per alcuni esemplari, potrebbe nascondersi un piccolo “tesoretto”. Proprio come per la rara “Vetta d’Italia” del 1925, segnalata in recenti aste a partire da 6.500 euro per un pezzo in perfette condizioni.

Un pezzo di storia e un sogno per collezionisti

Le 100 lire “Vetta d’Italia” vennero coniate nel 1925 per celebrare i 25 anni di regno di Vittorio Emanuele III. Il progetto fu affidato al celebre medaglista Aurelio Mistruzzi – per il modello – e a Attilio Motti – per l’incisione – con il preciso intento di creare un conio elegante, solenne, riflettendo l’importanza dell’occasione. La moneta — realizzata in oro, con peso di circa 32,26 grammi — fu emessa in soli 5.000 esemplari. Un numero molto basso, che già all’epoca la rese un oggetto esclusivo destinato a collezionisti e intenditori.

Sul lato artistico, il rovescio della moneta è un piccolo capolavoro: raffigura il monte , con un fante in nudità eroica che pianta la bandiera sabauda sulla cima, in mano una Vittoria alata: un chiaro riferimento al sacrificio italiano nella Grande Guerra (1915-1918). Le date del conflitto sono incise accanto alla scena. Una vera e propria iconografia patriottica, che trasforma la moneta in documento simbolico più che semplice gettone.

Perché 6.500 euro o più: i fattori che fanno la differenza

Non tutte le 100 lire valgono allo stesso modo. Il valore dipende da tre elementi fondamentali:

  • rarità assoluta: soli 5.000 esemplari coniati. Un numero piccolissimo, soprattutto rispetto alle emissioni di massa della lira repubblicana;
  • stato di conservazione: per raggiungere quotazioni da capogiro serve un esemplare in condizioni eccellenti, con rilievi nitidi, patina originale, assenza di graffi o segni. Un piccolo graffio può far scendere molto il valore;
  • domanda collezionistica e valore simbolico: la moneta ha valore non solo monetario, ma storico, artistico, emotivo. È un pezzo di patrimonio nazionale, che attira appassionati italiani e stranieri.

In un recente incanto della casa d’aste Varesi Aste, un esemplare della “Vetta d’Italia” è stato offerto a 6.500 euro. E non è l’unico: la sua rarità e il forte interesse dei collezionisti potrebbero far aumentare il prezzo fino a cifre molto superiori.

Bisogna però fare attenzione: la maggior parte delle 100 lire rimaste appartiene a coni comuni, prodotti in gran numero tra gli anni Cinquanta e Ottanta. Ad esempio, le versioni standard repubblicane (come quelle con la testa di Minerva) — pur amate per nostalgia e valore affettivo — quasi sempre valgono pochi euro, o al massimo qualche decina, salvo casi particolari.

Alcune emissioni, come per esempio le 100 lire “Minerva” del 1955, possono ottenere quotazioni interessanti, ma generalmente nell’ordine delle centinaia di euro, non migliaia, e solo se conservate in FDC. Quindi: non basta guardare il numero 100 impresso sulla moneta. Vanno valutati attentamente anno, tiratura, stato di conservazione, autenticità.

Cosa fare se si trovano 100 lire dimenticate

Se capita di imbattersi in 100 lire, (ma anche 500 o 1.000 lire) gli esperti in numismatica consigliano di seguire determinati passaggi:

  • controllare bene l’anno di conio: se c’è inciso “1925”, bisogna se la moneta ha un aspetto “da collezione” (oro, rilievi nitidi, buona conservazione);
  • è meglio evitare di manipolarla con le dita nude: è bene usare guanti o tenerla per bordi, per non lasciare impronte che ne rovinerebbero patina e valore.
  • bisogna rivolgersi a un esperto numismatico o a un’asta specializzata: solo una valutazione professionale può dire se è un vero esemplare da 6.500 euro o più;
  • è bene scattare fotografie chiare di entrambi i lati, con buona luce e senza riflessi: questo aiuta in caso di vendita o perizia.

In fondo, la storia delle 100 lire “Vetta d’Italia” è anche un invito a guardarsi intorno con un po’ di curiosità: quante volte passiamo accanto a un oggetto antico pensando che sia solo un ricordo? A volte, invece, può essere un pezzo di storia e, magari, un piccolo tesoro pronto a emergere.

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