In periodo di saldi, ma in realtà per ogni occasione speciale, fare acquisti per aggiornare la nostra scelta degli abiti è sempre piacevole. Se c’è una cosa che regala una certa soddisfazione, infatti, è indossare un vestito nuovo per sentirsi in ordine, alla moda e chic.
Si acquista in negozi e boutique, outlet, mercati e anche online, scegliendo un giusto compromesso tra qualità e prezzo. Ma poi, quando troviamo i capi giusti, che valorizzano il nostro fisico e ci donano un pizzico di sicurezza in più, quanto siamo felici?
Il problema è che questo idillio può durare poco, specie quando non seguiamo alcune regole d’igiene per tutelarci. Gli abiti nuovi possono infatti essere una fucina di sostanze pericolose per la salute, derivate spesso dai processi di produzione di articoli specifici.
Per fortuna in Unione Europea c’è un regolamento che punta a proteggere noi e l’ambiente da elementi chimici e sintetici che potrebbero essere dannosi. Il che può aiutare, ma non elimina del tutto il rischio di allergie, irritazioni o problemi più gravi nel lungo periodo.
Sostanze tossiche nei vestiti: quali sono i tessuti da evitare
La fast fashion ha reso più conveniente, almeno dal punto di vista del portafogli, acquistare vestiti. Se in passato gli abiti erano creati per durare anni, oggi vale invece la regola del cambiare spesso lo stile, rinnovando l’armadio, per seguire i trend del momento.
Il problema è che questi processi, che sveltiscono ogni fase della produzione, tengono poco conto della salubrità dei capi. In UE siamo più fortunati che in altri luoghi, come accennato, ma spesso i nostri regolamenti ferrei non bastano a eliminare ogni rischio.
Ad oggi, ecco le principali sostanze dannose che si possono trovare nei tessuti:
Ma non si possono non citare anche i coloranti ritenuti “problematici”, come il Disperso Blu 106 e 124, il Disperso Arancio 1 e 3, il Disperso Rosso 1 e 17, il Disperso Giallo 3. Per alcuni si parla di rischio frequente di reazioni cutanee, per altri di cancerogenicità potenziale.
In UE è il REACH che regolamenta e classifica le sostanze che possono causare danni a persone o ambiente. E ciò ha reso limitatissime le concentrazioni di alcuni coloranti, inclusi quelli azoici, segnando concentrazioni minime ammesse nelle lavorazioni e ritenute sicure.
Ci sono però sostanze allergizzanti che sono concesse, sebbene monitorate, che potrebbero causare problemi. In più, se acquistiamo da fonti non europee, in paesi dove le leggi sono più tolleranti, potremmo ritrovarci con abiti poco sicuri in quanto non controllati.
Come togliere le sostanze tossiche dai vestiti
Il modo più semplice per contenere i rischi è di puntare su abiti in fibre naturali e non trattate, cercando le certificazioni OEKO-TEX Standard 100 e GOTS sulle etichette. Si tratta di garanzie di prodotti che non contengono sostanze tossiche o chimiche pericolose.
Un modo aggiuntivo per tutelarci è di lavare i vestiti dopo che li acquistiamo, in modo da indossare capi puliti. L’ammollo di un’ora con acqua, aceto e bicarbonato ha potere igienizzante, ma anche lavante nei confronti dei principali trattamenti chimici industriali.
I capi dopo potranno essere messi in lavatrice con un ciclo a 30 o 40 °C insieme al normale detergente e ad un cucchiaio di percarbonato di sodio in vaschetta. Si tratta di un elemento in grado di ripulire in profondità i tessuti da residui sintetici persistenti.
Se poi optiamo per il risciacquo supplementare, avremo una garanzia ulteriore di pulizia dalle tracce restanti di sapone e potenziali irritanti. In ultimo, se il clima lo permette, asciughiamo al sole e all’aria per favorire l’evaporazione di eventuali sostanze volatili.
Per i capi delicati, niente paura: ottimo l’ammollo in acqua e bicarbonato e un lavaggio a mano con sapone neutro, con risciacquo finale. Un vaporizzatore ad aria calda, per la stiratura verticale, ci aiuterà a rendere i tessuti in piega ma anche più sicuri.